Gruppo CoBrA. Gesto e inconscio sulla tela

Se all’improvviso un appassionato d’arte sente le parole della canzone di Donatella Rettore «il cobra non è un serpente…» gli verrà spontaneo sorridere, non per la scelta delle parole utilizzate dalla cantante, ma perché nell’ambito della storia dell’arte contemporanea si annovera, a partire dal 1949, una classe di artisti noti con l’appellativo di gruppo CoBrA.

Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam sono le tre capitali nord europee che siglano, con le loro iniziali, il nome del gruppo, sono le città da cui provengono i maestri d’arte che ne fanno parte.

Libertà è la parola d’ordine del gruppo, gli artisti vogliono essere liberi di esprimersi attraverso l’esperienza artistica, desiderano sperimentare linguaggi diretti e intuitivi, quasi primitivi, rivendicando il diritto al piacere edonistico della creatività del gesto, diritto raggiunto tramite un neoespressionismo esasperato della materia pittorica. L’inconscio con le sue sollecitazioni viene portato sulla tela dagli artisti del gruppo, i quali si pongono come ultimi eredi romantici dello Sturm und Drang.

La violenza gestuale, tramutata in odio e disprezzo per la forma, conduce l’arte del gruppo CoBrA verso l’Informale, una tendenza che è possibile osservare nell’arte di Karel Appel, artista che non abbandona l’immagine figurata, quest’ultima caratterizzata da un’impronta di note beffarde e drammatiche. Il grottesco è l’elemento connotante le opere di Asger Jorn, mentre leggiadria ed elementi che ricordano il Surrealismo si riscontrano nell’arte di Pierre Alechinsky. Come nell’informale, la materia è protagonista dell’arte del gruppo nord europeo, nelle opere di Corneille colore e individualità delle forme si uniscono in un perfetto connubio, ove l’osservatore ha la possibilità di cogliere una certa componente simbolica.

Il gruppo CoBrA non si limita a proporre al pubblico dei gesti astratti, privi di forme riconoscibili, questi artisti del nord Europa intendono comunicare uno stato d’animo. Per utilizzare le parole di Alechinsky in riferimento a quanto dichiarato in precedenza «Si tratta di trovare uno stato d’animo, una attitudine dello spirito che permetta di attingere liberamente alle fonti vive dell’Immaginario e del Meraviglioso».

Come per l’Informale, è ancora una volta l’orrore della guerra, del nazismo, a gettare un drappo oscuro sull’interesse e sull’esplorazione dell’inconscio dell’uomo. Se il nazismo aveva dichiarato degenerati i malati di mente, CoBrA appare affascinato dai disegni creati proprio la questi individui dimenticati dalla società, l’arte tribale, la mitologia, la magia norvegese e i monumenti vichinghi sono elementi di ispirazione per l’arte del gruppo. L’uomo, a causa dello shock provocato dall’Olocausto e dalla guerra, viene disumanizzato, ecco perché la figura umana intesa in termini realistici non viene riprodotta dagli artisti del gruppo, è il divenire animale dell’essere umano a prendere forma in questo capitolo dell’arte contemporanea.

 

 

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