Hiroshi Sugimoto e l’amore per il vuoto

Risulta praticamente impossibile rappresentare il vuoto, eppure Sugimoto ne dà una personale interpretazione non attraverso linee geometriche, non grazie a suggestive astrazioni frutto della propria fantasia, né tramite la propria realtà interiore direttamente traslata su supporto. Egli cerca di arrivarci, invece, proprio attraverso la realtà oggettiva, per mezzo della natura, filtrata dalla sua macchina fotografica e dal suo spirito. Questo paradosso è ravvisabile nei Seascapes, arcani orizzonti marini ritratti con un rigore metodologico propriamente nipponico e da una impostazione concettuale. Sugimoto critica la presunta capacità della fotografia di ritrarre la storia con accuratezza, perciò egli la utilizza per rappresentare ciò che va al di là della storia, rimuovendo dai suoi scatti ogni elemento di distrazione, riducendo il prodotto a pura forma, allusione, evanescenza, sfumatura. I soggetti dei suoi ritratti marini sono elementi semplici: acqua e aria. Proprio perché semplici essi difficilmente attirano la nostra attenzione, sebbene siano fondamentali per la nostra esistenza. Per lo stesso Sugimoto l’inizio della vita è avvolta nel mito, tuttavia sia l’acqua che l’aria giocano un ruolo determinante: «i fenomeni della vita sono spontaneamente generati da acqua e aria in presenza di luce, ciò potrebbe altrettanto facilmente suggerire una coincidenza casuale». Nel vuoto dell’universo cerchiamo invano un pianeta che abbia le stesse caratteristiche ma, «mistero dei misteri, l’acqua e l’aria sono proprio lì di fronte a noi», basta guardare il mare. Il risultato dei suoi scatti sono immagini possenti e cariche ma, al contempo, delicate e distinte, che conducono ad una sensazione di vuoto cosmico. Questo amore per il vuoto potrebbe erroneamente portare a credere che esista una sottesa interpretazione pessimistica e nichilista della vita. Tutt’altro, poiché tale decodificazione sarebbe contraria alla Terra, l’unico pianeta per ora conosciuto in cui sia presente al contempo aria, acqua ed almeno un raggio di luce. «Ogni volta che osservo il mare, sento un senso di calma e di sicurezza, è come se visitassi la mia casa ancestrale».

sugimotohiroshi.com

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