Hopper maestro dell’intimità

Edward Hopper afferma che l’arte possiede un grande realismo e una grande realtà. Lui stesso afferma che i suoi dipinti sono costruiti con tanta semplicità e onestà, senza ricorrere agli artifici dell’arte. Hopper, un genio dalla personalità complessa e molto particolare, tra fatalismo, distacco e curiosità, trasforma il silenzio in un invito a penetrare l’interiorità degli altri, motivo per cui può essere considerato il maestro del silenzio che invita a contemplare la vita intima altrui. Egli mostra una sensibilità per le sfumature del comportamento umano, tanto da realizzare una sorta d’incursione privata.

Hopper richiama l’attenzione inquadrando la scena come può essere vista da un estraneo e non da coloro che la vivono, scegliendo di utilizzare dei soggetti casuali. I personaggi sono ritratti con una semplicità tale da evocare un ambiente famigliare, con sguardi persi altrove nel contemplare una vita interiore che rivela una personale visione del mondo.

Il suo sguardo è come un teleobiettivo, distaccato, si limita a mostrare la pura e semplice realtà. I suoi dipinti sono squarci di vita, come delle fotografie che mostrano scatti delle situazioni più inconsapevoli e vulnerabili. Fissa la scena senza mettere mai in primo piano la vita che scorre ma, al contrario, raggirandola in quell’istante come una narrazione interrotta. Regala un’apparenza incerta della natura umana nei momenti in cui essa è inosservata, inconsapevole e completamente libera. Hopper coglie e immortala particolari sfumature del comportamento umano in un singolo momento, come semplici attimi che diventano eterni.

Dona vita a un mondo perfetto nel suo isolamento di cui riusciamo a percepire la carica emotiva ma che a quel tempo rimane inaccessibile, caratterizza i personaggi con una forza tale da creare un legame tra chi guarda e il soggetto. Nei suoi dipinti percepiamo quella quiete di un’atmosfera sospesa, inquadrando la scena come può essere vista da un estraneo, e non da coloro che la vivono.

 

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