I corpi resistenti di Francesca Grilli. Performatività e resistenza al di là del corpo

Il corpo è da sempre il ricettacolo e il contenitore di memorie, passioni e sofferenze. Il corpo, proprio di una persona o i suoi simulacri, comporta sempre una totale immersione, fisica e mentale nelle emozioni e nelle sfide che vengono costantemente poste da se stessi o dagli altri. Il limite è quello che, per natura o per volontà, ci tiene timorosamente ancorati a una realtà che ci appartiene soltanto a metà. Mettere in gioco il proprio limite e superarlo attraverso il consapevole e fermo controllo di esso, ci permette di sopravvivere anziché soccombere, così da creare mondi nuovi e magnifici.

Il concetto di limite e corpo non può essere disgiunto da quello di resistenza: lo sforzo fisico si tramuta in controllo mentale su qualcosa, come la natura, che di per sé è incontrollabile.

Francesca Grilli, artista a tuttotondo che, da diversi anni a questa parte, ha intrapreso un diverso tipo di cammino artistico che predilige più l’aspetto performativo che quello di pura concettualità. Il suo approccio non prevede più la presenza totalizzante ed estremizzata del corpo dell’artista soggetto ad atti masochistici o autolesionisti, ma predilige una bensì più ardua e complessa via: quella di un racconto, una narrazione che sia emblema di una rivincita su se stessi attraverso l’uso attento e minuzioso di corpi altri.

I corpi di Francesca Grilli sono corpi resistenti, vere e proprie tracce di sopravvivenza ai margini della società: dei ballerini ultrasessantenni, musicisti sordi, un gruppo d’immigrati, una cantante albina, etc. Queste forme umane che definirò “lucciole”, per meglio intendere un tipo di ricerca profondamente interconnessa con la filosofia, sono condotti attraverso un’operazione di graduale liberazione attraverso il gesto dell’atto performativo, a superare il proprio limite fisico e spirituale per sopravvivere nel buio silenzioso della società odierna.

Il tentativo dell’artista di definire il limite di se stessi attraverso una consapevole conoscenza di sé permette ai suoi corpi di vedere oltre, di creare infiniti mondi altri attraverso cui elaborare una nuova visione del proprio essere.

L’arte di Francesca Grilli assume le sembianze di un corpo che assomiglia ad altri corpi, attraverso un’attenzione costante alle fragilità e alle paure che accomunano qualsiasi essere vivente. Ci risveglia dal torpore e dall’apatia proiettandoci in scene al limite dell’esoterico e del magico, creando spazi ibridi che si scompongono sotto lo sguardo attento dello spettatore e ci tengono fermamente legati, nei pochi minuti di messa in scena, a un immaginario del tutto nuovo che a primo impatto astrae e ipnotizza e, successivamente, ammalia e necessita di una riflessione a posteriori, basato sui ricordi e memorie che appartengono al proprio immaginario.

Si tratta di vere e proprie visioni esperienziali tipiche di un’arte che tende verso la teatralità, ma che necessitano di una presenza fisica nel qui e ora in un continuo mostrarsi, sotto molteplici punti di vista, del corpo e dell’essere nella sua veste migliore.

 

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