I frenetici collages di Alarice

Si chiama Ilaria Alice, classe 1987. Immersa nell’arte fin da giovanissima, ci incanta con i suoi collages. Sushi, fiori, volti famosi e non, le creazioni di Alarice sono super originali e non solo trasmettono un forte umorismo ma anche parte della sua personalità: ironica, spensierata, positiva.

Cara Alarice, come nasce la tua attività artistica?

La mia attività artistica nasce dalla passione che avevo fin dall’infanzia per il collage analogico.

Amavo trascorrere interi pomeriggi a ritagliare immagini che prendevo da riviste d’arte, di spettacolo e di cronaca. Non libri, odio ritagliare i libri. Il ritaglio è catartico.

Mi liberava la mente e mi permetteva di esprimere me stessa.

A 19 anni appena compiuti dopo gli studi classici e il diploma artistico ho vissuto per un anno a Berlino. Feci amicizia con un collettivo di ragazzi spagnoli che realizzava collage, all’epoca mi chiamavo Istar, furono loro a consigliarmi di usare Alarice l’unione dei miei nomi: Ilaria e Alice. Era un nome che usavamo in famiglia, lo avevo scelto anni prima con mio padre.

A Roma nacquero le prime collaborazioni, studiavo in un’accademia teatrale tutto il giorno e la sera facevo collage che divennero presto locandine teatrali e cinematografiche.

Ammirando i tuoi collages, alcuni sembrano molto attuali, quali sono le tue fonti di ispirazione principali?

Attualmente fatti di cronaca, il mondo che ci circonda, la mia generazione e il rapporto con la nostra intimità. Mi chiedo spesso se nel futuro sarà la cosa più preziosa che avremo al mondo.

In generale però se devo rilassarmi rappresento i miei sogni, sono davvero particolari…

Hai esposto delle opere a Paratissima 2018: come ti sei trovata con il tema di quest’anno “l’Isola”?

Aspettavo da tanto l’occasione di poter utilizzare delle vecchie riviste turistiche della Sardegna, non avevo mai creato un collage sulla nostra Isola e Paratissima mi ha dato l’opportunità di farlo. Ho realizzato per il concorso il collage “Promessa di un ritorno” ispirato alla leggenda sulla Madonna di Bonaria. Ho odiato e amato la nostra Sardegna, l’Isola è stata una prigione per 19 anni, poi è diventata un rifugio dalla vita frenetica romana. Quando partii per la prima volta per Roma, la guardai dalla nave, era così bella Cagliari. Feci una promessa a me stessa, di trattarla come un’amica, di amarla sinceramente e di non abbandonarla mai. Le promisi di tornare il prima possibile, anche per poco tempo.

Colori accesi e visi sorridenti, sembrano trasmettere una forte positività da parte tua, cosa vorresti comunicare a chi osserva i tuoi capolavori?

La magia della Sardegna. La serie che ho portato a Paratissima è un omaggio alla positività della nostra terra che spesso viene rappresentata con un’anima cupa e tenebrosa.

Un collage che hai creato, durante tutta la tua attività, che più ti rappresenta?

Quello che mi rappresenta è un collage che ho fatto per me, il primo segnalibro che ho realizzato e che accompagna le mie letture. Rappresenta un corpo di donna con un occhio femminile all’altezza della pancia. Sono una persona molto sensibile e spesso vengo guidata dal mio istinto che prende il sopravvento sulla ragione.

Come ti descriveresti in tre parole?

Curiosa, emotiva e passionale.

 

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