Indagare il mondo con la fotografia di Sebastião Salgado

Stop ai mezzi termini! E’ un ordine dato dal noto fotografo contemporaneo Sebastião Salgado, nato in Brasile nel 1944, l’uomo che ha utilizzato la fotografia come lo strumento per indagare il mondo. Dopo aver condotto degli studi in ambito economico arriva la svolta nella vita di Salgao, una vera e propria rivoluzione originata da un viaggio effettuato in Africa, un evento che portò la sensibilità dell’uomo a sentire la necessità di dover raccontare ciò che esiste nel mondo, un racconto fatto attraverso le immagini, col sussidio della fotografia.

Osservando le fotografie in bianco e nero di Salgado ciò che colpisce immediatamente l’occhio del fruitore è la maestosa umanità dei soggetti presi in considerazione, i quali sembrano gridare al mondo la tragedia che investe la propria vita. Si tratta di vere e proprie testimonianze di vita, dei documenti che inducono l’osservatore a pensare a come abbia fatto il fotografo a rimanere impassibile di fronte alle sofferenze umane, una condizione che però è necessaria se si vuole far conoscere al mondo la vita reale dei soggetti fotografati.

Le guerre coloniali in Angola e Mozambico furono i primi campi d’indagine dell’artista, ma fu il reportage sul genocidio in Ruanda (1994) a colpire maggiormente la sensibilità di Salgado, un’indagine che spinse il fotografo ad affermare di aver perso la fiducia nel genere umano, a causa del quale pensò di abbandonare per sempre la fotografia. Lunghi mesi di studio anticipano la realizzazione dei reportage, vengono indagate le realtà poco note alla società contemporanea, infatti in riferimento a ciò si può trovare un riscontro nei lavori fotografici inerenti l’America Latina e la vita degli agricoltori.

«Mi sento un discepolo di Darwin […] con lui ho condiviso probabilmente l’osservazione di alcune delle più vecchie tartarughe delle Galapagos, non siamo che un passaggio, te ne accorgi attraversando un deserto con pietre tagliate 16000 anni fa, scalando montagne in Venezuela di 6 miliardi di anni. Tornare al pianeta è l’unico modo per vivere meglio. La fotografia non è una forma di militanza, non è una professione. È la mia vita».

Le parole precedentemente riportate appartengono all’artista e sono state espresse in riferimento al progetto Genesi, del 2002, che consta di ben 32 reportages, un lavoro grazie al quale l’essere umano ritrova il proprio istinto incontrando animali, vegetali e minerali prima ancora del genere umano.

Salgado immortala luoghi ancora incontaminati dalla società del progresso, intende bloccare nello scatto fotografico i cicli della vita, il trascorrere delle ore, i riti dell’uomo.

 

 

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