Intervista all’artista Alberto Scalas, quando il disegno prende vita

«Oggi se vuoi campare di solo pittura devi fare quello che vogliono gli altri e allora forse non ne vale la pena».

Alberto Scalas nasce a Milano nel 1947. Nel 1950 si trasferisce con la famiglia ad Oristano per poi tornare nel 1970 a Milano. Nel 1980 ritorna in Sardegna, dove tuttora vive, ed inizia ad affinare le tecniche acquisite oltremare.

Vengo accolta nella sua casa per intervistarlo. Tanta la sua disponibilità e la voglia di raccontarsi.

Per incominciare le chiedo com’è nato il suo amore per la pittura e perché pittura e non scultura?
Fin da bambino piccolissimo ho iniziato a disegnare. Mia madre era un’insegnate e quando lei correggeva i compiti io pasticciavo sempre tutto. Mi comprò una lavagna, di quelle da appendere al muro, e allora mi mettevo là a disegnare con i gessetti che rubavo da scuola. Ho sempre disegnato sia a casa che a scuola e ho sempre continuato fino ad adesso. La scultura be… diciamo che non mi è mai passata tra le mani, son capace di modellare ma ci vogliono spazi adatti e il mio studio non è attrezzato per questo. Diciamo che non mi è stato nemmeno possibile anche per motivi di tempo; in compenso ho approfondito il problema della grafica e del movimento e sono a buon punto.

Prende ispirazione da qualcuno o da qualcosa per le sue opere?
Son cose che nascono piano piano. Si certo ho dei punti di riferimento dal punto di vista formale, la passione per i grandi del passato. Preferisco Michelangelo a Raffaello, è più disegnatore; mi piace Dorè e Leonardo Da Vinci. Mentre da ragazzo disegnavo quello che mi capitava; è durante gli anni 70, anni dell’impegno politico, che risalgono la Garrota e la Fucilazione opere che vengono da un impegno sociale marcato.
Ho approfondito la dinamica tra linea, forma e colore. La linea e il colore sono cose che vanno tendenzialmente separate, io ho lavorato per unirle. Mi piacciono le tematiche sociali, mi interessano le tematiche del mondo che conosco.

Abbiamo parlato di artisti del passato. Se potesse scegliere chi incontrare chi sceglierebbe?
Sorride un attimo e mi dice…
Paolo Uccello, lui è riuscito ad unire linea e colore, mi piace il gioco di aste e cavalli che troviamo nelle sue opere. Mi affascina il movimento.

C’è un’opera a cui è più affezionato di altre?
Si la mia prima opera.
Ci spostiamo in un’altra stanza…
Questa è la mia prima opera, è una cosa da niente ma per me vale più di tutte le altre. Avevo 16 anni e i miei genitori mi comprarono i colori ad olio per il compleanno e con questo quadretto arrivai quarto ad una mostra tenutasi ad Oristano, come premio vinsi un album e altri colori, mi sentivo il ragazzo più felice. Sai a 16 anni mi prendevano anche un poco in giro…”l’artista” non era ben visto… come adesso dopo tutto.

Che cosa spera di lasciare nella storia dell’arte?
Il rapporto tra linea e colore. Adesso sto facendo trittici di 3m e ho provato a dargli dinamicità. Mi dicono che sono un futurista, ma non è così. Le loro sono come sequenze di immagini, io obbligo l’occhio dello spettatore a leggere l’opera da sinistra verso destra. Costringo l’occhio a seguire le linee e di conseguenza si percepisce il movimento, e penso di esserci più o meno riuscito.

Come si è fatto conoscere?
È nato tutto per caso. Partecipando alle mostre. Il mio maestro era Antonio Corriga e portavo i miei disegni a Peppeto Pau. A 25 anni feci la mia prima personale e una volta tornato a Milano conobbi Raffaele De Grada (professore all’Accademia di Brera), tramite lui conobbi anche Ernesto Treccani, Armando Pomodoro, Giò Pomodoro e Mucchi. A loro piacevano i miei lavori e mi organizzarono mostre personali a Milano e sempre loro mi portarono alla Biennale di Venezia. Ora sono qui da parecchi anni e a Cagliari faccio personali.

Ringrazio l’artista per la sua disponibilità.

Il 27 ottobre è stata inaugurata, nei locali del Circolo Soci Eurolcoop, a Carbonia, la mostra del pittore Alberto Scalas.
La mostra sarà visitabile fino al 17 novembre (escluso il 1° novembre), dal lunedì al sabato dalle ore 17.30 fino alle ore 20.00.

 

Federica Meloni

 

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