Intervista all’artista Mauro Moledda

Ringrazio Mauro per questa bella chiacchierata e per averci raccontato attimi del suo vissuto.
Con il migliore augurio, affinché questo amore per l’arte sia sempre il filo conduttore della vita.

– Come è nato il suo amore per l’arte?
Sono nato nel 1954 e posso dire di aver amato l’arte già da bambino; passavo le ore a disegnare, era sufficiente avere un foglio e una penna per perdermi in storie o battaglie improbabili. A scuola mi pubblicavano disegni a corredo di barzellette nel giornalino d’Istituto. Penso comunque che la ragione di questo amore, sia stato dovuto all’ambiente familiare che mi circondava; una zia amante della lettura e della poesia e un cugino paterno, diventato poi famoso (Giovanni Pintori partito da Nuoro con Antine Nivola per Milano) di cui sentivo parlare continuamente da mio padre. Zio Giovanni aveva anche una sorella suora (zia Bonaria) che amava dipingere e affrescare pareti. A casa di zia Nina (mamma di Giovanni e Bonaria) nel rione di Seuna, nell’atrio d’ingresso, in mezzo al verde e a una fontana d’acqua, vi era un affresco realizzato da Bonaria ora penso andato in rovina come l’antica casa. L’arte è stata sempre presente anche grazie agli amici di mio padre
, per la gran parte pittori nuoresi (Tonino Ruju, Graziano Cadelanu, Giovanni Maria Sulas, Giovanni Nonnis etc…). Tonino, negli anni ‘60, mi invitava a frequentare il suo studio, e aveva suggerito ai miei genitori di iscrivermi a Sassari all’Istituto Statale d’Arte, famoso allora per la presenza della scuola di incisione dei vari Filippo Figari, Stanis Dessy, Mauro Manca, Libero Meledina, Mario Delitala, Remo Branca etc … Purtroppo non fu possibile e restò per me un sogno. Parallelamente nel periodo delle scuole superiori mi avvicinai anche alla fotografia, che tuttora pratico.

– Cosa vuole trasmettere con le sue opere?
Penso che un’opera d’arte debba parlare da sola, ed essere recepita in funzione del livello culturale e dell’esperienza di vita di ciascuno di noi. E’ difficile dire cosa si voglia trasmettere, anche perché la stessa realizzazione dell’opera, tende a soddisfare esigenze personali dell’artista… di certo deve far pensare ed emozionare. Le forme e i colori incidono profondamente nel nostro intimo e nella percezione di ciò che vediamo e che inconsciamente associamo a informazioni note.

– Le sue opere si rivolgono ad un pubblico ben preciso? Se si, quale?
No, penso che un opera vada fatta conoscere a tutti o perlomeno a chi è curioso di conoscerla. Per me non esiste un target di riferimento preciso.

– Esiste un rapporto tra le sue opere e la sua vita?
Certamente si; creare un’opera è per me anche terapeutico, significa allontanarsi dal lavoro e dalle tensioni oltre che impegnare il corpo e la mente nella ricerca di qualcosa che soddisfi il nostro io. Spesso le opere sono lo specchio di una situazione emotiva, altre volte rappresentano l’esatto contrario, come se i problemi possano generare un immagine di ricerca positiva, non negativa.

– Ci sono dei soggetti che predilige nel campo dell’arte?
Nel corso degli anni mi è capitato di disegnare un po’ di tutto, paesaggi, scorci urbani, il verde, l’acqua, i ruderi e qualche ritratto, sempre in riferimento al figurativo. Sono stato anche attratto a volte dall’informale e dall’astratto. L’ultimo recente progetto era rivolto ad esempio ad aspetti immateriali e informali, il gesto, il tempo, le pause, gli intervalli, il movimento, il segno ….

– Se potesse tornare indietro quale artista le piacerebbe conoscere?
Potendo mi piacerebbe conoscere più artisti, fare solo un nome mi pare riduttivo. Proverò a fare cinque nomi per la pittura e cinque per la fotografia:
Vincent Van Gogh – Vasilij Kandinskij – Joan Mirò – Paul Klee – Egon Schile
Robert Capa – Helmut Newton – Pablo Volta – Henry Cartier Bresson – Franco Fontana

– Lavora all’interno di uno studio?
Ho una stanza della mia casa che utilizzo come studio, sia per la pittura che per la fotografia, dove ho anche la mia WorkStation.

– E’ stato scoperto da qualcuno o si è messo in mostra da se?
La prima vera mostra, fu una collettiva a Nuoro che durò mesi dal titolo “Giovani artisti nuoresi tra inerzia e rinnovamento”, realizzata in un locale di piazza Sebastiano Satta e in omaggio a Costantino Nivola (Antine); per il resto è stato un processo graduale accompagnato anche dalle esperienze di vita in diversi campi: lo sport, il teatro, la grafica, la musica. Ambiti nei quali ho avuto modo di conoscere tante persone e bravissimi artisti a cui sono ancora legato.

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