Jackson Pollock. Come si è giunti al successo di Stenographic Figure

New York, primavera del 1943. Ci troviamo alla galleria Art of This Century di fronte a un’opera intitolata Stenographic Figure, un dipinto scelto da Peggy Guggenheim, una creazione che è stata celebrata dall’olandese Piet Mondrian come «l’opera più interessante vista in America». Ma chi è l’autore che sembra aver amalgamato Picasso e Mirò, che ha riscosso un notevole successo fra buona parte della critica? Si tratta di Jackson Pollock (1912 – 1956), l’uomo che poi sarà ribattezzato come Padre dell’Action Painting, artista americano fra i più importanti del XX secolo.

Cosa può aver influenzato Pollock fino a farlo diventare il grande artista che tutti conosciamo e che quella primavera del ’43, con Stenographic Figure, ha incantato i critici? Come è stato possibile che tutte quelle tele prodotte da questo umile uomo siano diventate delle arene d’azione simili a quelle in cui combattevano gli antichi gladiatori glorificati dal clamore del popolo?

Indubbiamente, ad aver influito sulla personalità dell’artista, fin da quando era solo un bambino, troviamo la madre, Stella. Pollock crebbe all’interno di una famiglia matriarcale, ove la donna a capo della famiglia risultò essere oppressiva, esigente e molto protettiva verso figli, in particolar modo nei confronti di Jackson, l’ultimo della famiglia. L’atteggiamento nevrotico della madre venne riversato dall’artista in molti dipinti, manifestando così la propria personalità frustrata, con un carattere volubile, introverso e caratterizzato da attacchi di collera.

Durante il periodo della prima adolescenza osserviamo come l’infatuazione per le dottrine di Jiddu Krishnamurti, mistico indù secondo il quale la scoperta e la coscienza di sé fossero il mezzo per il raggiungimento della felicità, abbiano profondamente colpito la sensibilità di Pollock; da questo momento egli sceglie l’arte come la via adatta per condurlo a scoprire sé stesso.

Dovranno passare ancora alcuni anni affinché l’arte di Pollock possa sbocciare veramente. Alla fine degli anni ’30, in seguito al ricovero per problemi legati all’alcool, l’artista cominciò a riempire quaderni con disegni e schizzi aventi uno sfondo psicosessuale. In questo modo finalmente Pollock riuscì a mettere in luce la propria personalità disgregata e lo fece approcciandosi all’arte surrealista e astratta. Per continuare a ricomporre i pezzi della sua vita Pollock si affidò a uno psicanalista junghiano, il quale riuscì a convincere l’artista che il mezzo migliore per esprimere le paure dell’inconscio fosse proprio l’arte, in particolar modo lo esorta a esprimerle con una serie di disegni surrealisti. Ciò rappresentò un successo nella vita di Pollock in quanto quei disegni catturarono l’attenzione di John Graham, uno dei sovrintendenti del Metropolitan Museum of Art, che non solo amava l’arte primitiva ma riteneva che le creazioni di Pollock fossero la rivelazione di una incredibile sintonia tra verità mistiche, e non, e la realtà terrena.

Fu proprio John Graham, nel 1941, a presentare Pollock a Lee Krasner, sua futura moglie, ma soprattutto colei che riuscì a fargli ottenere un certo rilievo nell’universo artistico e culturale di New York, ove nel 1943 incontrò Peggy Guggenheim, la collezionista che volle proprio Stenographic Figure per l’apertura della galleria Art of This Century e che allestì la prima personale di Pollock nel novembre del ’43. La critica impazzì per Pollock, tanto che nel New York Times venne scritto che l’artista possedeva un talento vulcanico.

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