James Turrell, il maestro della luce

Pochi hanno saputo consacrare la propria vita a una così devota e instancabile attività artistica come ha fatto James Turrell, settantatreenne californiano che da oltre mezzo secolo si dedica ad un unico mezzo di creazione e sperimentazione: la luce. Le sue opere, di grande successo a livello internazionale, sono caratterizzate da un forte impatto emotivo, ma allo stesso tempo sono anche estremamente coinvolgenti dal punto di vista fisico. Si tratta di ambienti, spesso in bilico tra interno ed esterno, tra luce naturale e artificiale, che a volte hanno sconfinato addirittura nel territorio della Land Art (ad esempio con il visionario Roden Crater Project). Sono opere solenni, avvolgenti e suggestive, il cui effetto si colloca a metà tra una cattedrale gotica e un quadro di Rothko.

Pochi, inoltre, hanno saputo utilizzare la luce come James Turrell ha saputo fare. Nel suo lavoro, infatti, la materia impalpabile per eccellenza prende corpo, diventa strumento per plasmare lo spazio, e lo spettatore può avvertirne la presenza in maniera fisica e concreta. Se la luce e lo spazio sono gli elementi di cui le opere sono fatte, ciò che conta realmente è il modo in cui lo spettatore si relaziona con esse, l’esperienza che scaturisce dal loro incontro.

Lo scopo di tutta l’attività di Turrell è quello di riflettere sui meccanismi della percezione umana, sulle modalità attraverso cui l’uomo si rapporta allo spazio e a tutto ciò che lo circonda. L’artista, in sostanza, riprende la riflessione sulle teorie della percezione e dei colori, spostando però il discorso dalla tela all’atmosfera, dalla rappresentazione all’esperienza. Come molti nel contesto di generale smaterializzazione dell’arte in cui la sua ricerca è nata, Turrell elimina ogni oggetto dal suo fare artistico. All’interno delle sue opere lo spettatore si trova in presenza solo del suo corpo e dei suoi sensi, immerso in ambienti da cui ogni riferimento estraneo alla pura percezione fisica e sensoriale è rigorosamente escluso. L’importante per l’artista non è rappresentare un’immagine, un messaggio, un’ideologia, e non è neanche la luce in sé. L’unica cosa che conta è l’esperienza, contingente e reale, che lo spettatore si trova a vivere all’interno delle sue opere. L’attenzione non è rivolta all’opera, ma a colui che la esperisce. Del resto, come spiega l’artista, «With no object, no image and no focus, what are you looking at? You are looking at you looking».

 

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