Jan Fabre, il consilience artist che indaga la mente in mostra a Palazzo Merulana

Jan Fabre, l’artista totale dell’arte e del sapere torna a Roma con una mostra cerebrale e allo stesso tempo esperienziale, un incontro – come diranno i curatori – fisico e spirituale con la preziosa collezione Cerasi che vanta una splendida raccolta di arte italiana della prima metà del Novecento. The rhythm of the brain a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi, nata dalle sinergie tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, in collaborazione con Romaeuropa Festival 2019 e grazie al sostegno di Flanders State of the Art e con la galleria Magazzino, racconta in maniera del tutto visiva e quanto più immediata connessioni sorprendenti e riflessioni che creano effetti stranianti della mente, talvolta erotici e affascinanti, come è il potere della mente.

Non a caso, l’artista si definisce consilience artist, prendendo in prestito il concetto caro al biologo naturalista Edward O. Wilson che ha teorizzato il principio della convergenza dei rami del sapere come unica strada verso la conoscenza e con il quale Fabre ha realizzato il film-performance del 2007 Is the Brain the Most Sexy Part of the Body?. Questa necessità dell’artista di un’arte totalizzante che si espanda a 360° in tutte le sue declinazioni e discipline, si fa tangibile nelle sue opere dettate non solo da una perfezione tecnica quasi ossessiva, ma soprattutto da un nervosismo, un fremere delle viscere che non sta quieto ma si attiva affamato di conoscenza. L’arte di Fabre, infatti, è scandita da un moto in continua crescita che non si frena, ma si snoda nelle connessioni vivaci dell’arte. Persino le sculture in cera o in bronzo, seppur celate da un’apparente quiete, brulicano di sapere, di ritrovarsi in altrettante rappresentazioni del sé, in un “eterna performatività”, come la definisce Achille Bonito Oliva, che non può prescindere dalla scultura, dai disegni o dalla performance.

La mostra unisce, dunque, in maniera magistrale e per nulla invasiva tutti questi aspetti dell’arte di Fabre, facendoli dialogare con le opere della collezione, grandi nomi del Novecento come De Chirico, Donghi, Capogrossi, Ianni, Casorati e Cambellotti ponendo quesiti evidenti e talvolta nascosti che inducono a un’ideale caccia al tesoro. Il pubblico è invitato a interagire in un tempo che è quello personale e che, paradossalmente, si unisce e quasi coincide con quello dell’artista, un tempo senza soluzione di continuità, ma che rispetta il momento, il confronto e la riflessione. Le risposte sembrano non importare, piuttosto è la riflessione che nasce dalla loro visione, dai loro enigmi, che sembra essere l’unico mezzo verso la conoscenza. La mente, nel caso specifico il cervello, è sede del pensiero e contemporaneamente dell’azione, vero formulatore di quesiti, per Fabre è l’elemento chiave per far conciliare i diversi aspetti della sua pratica artistica nel tentativo di dare forma alla sua astrazione, rendendo invisibile l’apparenza e viceversa.

Diceva Emily Dickinson “la mente è più grande del cielo perché se li metti fianco a fianco l’una contiene l’altro facilmente”, così Fabre ridefinisce in maniera plastica, quasi ieratica, un dialogo tra una visione mentale e una fisica che combacia perfettamente nell’attimo da lui immortalato, come nel Le garçon qui porte la lune et les étoiles sur la tête (2018-2019) che in dialogo con il ben più conosciuto L’uomo che dirige le stelle (2015) ci induce a immaginar le stelle e a librarci nel cosmo come dei direttori d’orchestra, nel tentativo visionario di comporre una sinfonia che dal cervello arriva fino alla luna e oltre.

 

 

Jan Fabre – The rhythm of the brain

a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi

11 ottobre 2019 – 9 febbraio 2020

Palazzo Merulana

Via Merulana, 121 – Roma

Ingresso: Intero 10.00 €; Ridotto 8.00 €

Orari: dal mercoledì al lunedì dalle ore 10.00 alle ore 20.00

 

 

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