Jannis Kounellis, una vita per l’arte

Si è spento all’età di 80 anni l’artista Jannis Kounellis, esponente di primo piano dell’Arte Povera. L’artista di origini greche si trasferì a Roma nel 1956, città nella quale studiò presso l’Accademia di Belle Arti, un’esperienza fondamentale per la carriera del Kounellis in quanto ebbe l’occasione di conoscere Toti Scialojia, una conoscenza che avvicinò l’artista greco all’Espressionismo Astratto e all’Arte Informale, due pilastri fondamentali per il suo percorso creativo nel mondo dell’arte.

Segni tipografici su uno sfondo chiaro, che rappresentano un’allusione verso l’invenzione di un nuovo linguaggio, sono il punto di partenza per l’esordio dell’artista avvenuto negli anni Sessanta. Il rifiuto di prospettive individualistiche e l’esaltazione del valore pubblico sono la base su cui verte l’arte di Jannis Kounellis.

Vicine alle creazioni dell’Arte Povera sono le opere delle mostre del 1967, ove l’utilizzo di materiali d’uso comune rendono possibile la realizzazione di opere nelle quali non vi sono legami con la mera rappresentazione. Ma è il 1969 l’anno di fulcro per la carriera del Kounellis: 12 Cavalli è l’installazione che viene presentata al pubblico presso la galleria l’Attico, un vero e proprio richiamo alla natura, una celebrazione dell’economia italiana, ancora legata al mondo rurale negli anni Sessanta, in cui la lavorazione manuale da parte dell’artista è ridotta al minimo.

Il fallimento delle potenzialità innovative di cui si faceva carico l’Arte Povera portò Kounellis ad arricchire il proprio operato artistico con un senso di pesantezza, sentimento che può essere ben visibile nella porta chiusa con pietre allestita per la prima volta a San Benedetto del Tronto.

Non solo Arte Povera, non solo materiali comuni per poter plasmare un’opera, a partire dagli anni Ottanta anche gli oggetti antichi e i frammenti sono stati recuperati con lo scopo di potergli conferire una nuova vita, mostrando un sentimento nostalgico verso il mondo arcaico, simbolico e mitologico.

L’enfasi monumentale è la caratteristica che è stata fatta propria dall’artista negli anni Novanta, con installazioni quali Offertorio in piazza del Plebiscito a Napoli (1995) o Mulino in ferro (1998).

Numerose le mostre negli anni Duemila, fra cui l’ultima ancora in corso, fino al 21 febbraio, a Matera.

 

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