Jeff Koons e la banalità del quotidiano

E’ tendenzialmente considerato l’erede di Andy Warhol e continuatore della Pop Art, è spesso associato a Marchel Duchamp per le reinterpretazioni della tecnica del ready-made: si tratta di Jeff Koons (21 gennaio 1955), artista statunitense, uno fra i più ricchi del mondo, icona dello stile neo-pop che utilizza una vasta gamma di materiali e tecniche, quali pigmenti, plastica, marmo, metalli e porcellana, per la creazione delle proprie opere d’arte.

Ispirata al consumismo e alla banalità della vita e della società contemporanea, l’arte di Koons mette a nudo l’attaccamento dell’uomo agli oggetti, gli stessi oggetti di cui si serve l’individuo tutti i giorni per soddisfare le proprie esigenze. Il vocabolario visivo utilizzato dall’artista per comunicare col pubblico è tratto dal mondo della pubblicità e dall’industria, un modo di rendere i fruitori delle mostre a proprio agio con le opere d’arte, a prescindere dal ceto sociale di appartenenza.

Già con le prime opere degli anni ’70 Koons presenta agli amanti dell’arte contemporanea delle composizioni costituite da giocattoli e fiori gonfiabili posizionate su superfici specchianti e nel 1979, con la serie The Pre-New, combina oggetti d’uso quotidiano a sfondi metallici o lampade al neon, creando composizioni da appendere al muro come se fossero dei quadri tradizionali. E’ ancora l’oggetto quotidiano il protagonista delle opere degli anni ’80, si pensi all’aspirapolvere della serie The New, uno strumento che non svolge più la sua funzione pratica e quotidiana, diventa un oggetto da ammirare e destinato a non essere più usato, non è più lo strumento amato dalle casalinghe per fare le pulizie, diviene un vero e proprio pezzo da museo suscitante reazioni diverse nel pubblico, creando approvazione o sgomento per aver inserito un oggetto banale nel tempio consacrato all’arte. Sono sempre gli oggetti di consumo ad essere presentati nella serie The Equilibrium (1985), dove uno o più palloni da basket fluttuano in teche di vetro in una soluzione di acqua distillata e cloruro di sodio come se fossero dei pesci in un acquario. “La sospensione dei palloni simbolizza uno stato di perfezione”: queste sono le parole di Jeff Koons in Retrospettivamente, attraverso le quali l’artista intende far riflettere circa il significato del concetto di equilibrio, infatti i palloni, anziché galleggiare, rimangono sospesi nel centro del liquido grazie alla perfetta equipollenza di forze.

Attraverso l’arte di Jeff Koons si assiste dunque alla celebrazione dell’oggetto quotidiano, l’oggetto viene manipolato e reso degno dell’ammirazione del pubblico, è l’atto dell’inserimento di quell’oggetto in una vetrina a trasformarlo in una sorta di reperto strappato dal sottosuolo e valorizzato in un museo. Ciò che generalmente è considerato un oggetto banale grazie a Koons viene elevato a opera d’arte. Il legame tra l’arte di Koons e la società dei consumi è innegabile, ma questa società viene criticata dall’artista attraverso le sue opere, tramite le quali è possibile sottolineare la banalità e superficialità di quella classe sociale che ha reso ricco e famoso l’artista.

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