Jenny Holzer: quando la parola diventa status

Con l’arte di Jenny Holzer il linguaggio diventa un’espressione artistica che si mette totalmente a nudo attraverso un enunciato, un contenuto di tipo culturale, un’idea, mostrandosi in modo totalmente trasparente e senza alcun filtro. Alla fine degli anni ’60 dipingere paesaggi bucolici non rappresenta più la realtà che oramai è di tipo urbano, caratterizzata da muri di cemento, insegne e slogan pubblicitari.

Il filone dell’arte concettuale sosteneva proprio l’idea di concentrarsi su un’arte che non recitasse più, un’ arte reale che mostrasse la trasparenza dei contenuti. Questo è quello che fa l’americana Jenny Holzer dando vita ad una serie di lavori basati sulla scrittura, i Truism che letteralmente significa “verità ovvie”, una lunga sequenza di sentenze ordinate alfabeticamente, presentate singolarmente o a gruppi utilizzando i supporti più vari.

Per questo tipo di aforismi la Holzer sceglie un linguaggio semplice, immediato e diretto alle volte ripetendo singole parole o intere frasi in tono rafforzativo. Ed ecco che siamo davanti ad una vera e propria fusione semantica di due retoriche contrapposte: la prima dettata dall’impulso istintivo e irrazionale tipico dei manifesti, l’altra dalla razionalità fredda e più esplicativa della didascalia. Gli enunciati a volte banali, a volte filosofici, promuovono una reazione da parte dei destinatari. Molte di queste sentenze sembrano frasi colte dalla strada, idee o pregiudizi ascoltati in metropolitana, ci restituiscono una versione del mondo quando la nostra cesura interiore smette di funzionare. La stessa Holzer definisce i suoi Truism come “mock cliches”, la prova della cui validità viene rimessa alla decisione della gente. I passanti cancellano o modificano alcuni slogan e, talvolta, aggiungono commenti e valutazioni. Sceglie volutamente di affiggere i suoi lavori in luoghi pubblici e solo in seconda battuta all’interno di musei o gallerie d’arte, proprio perché convinta che al di fuori dell’ambiente protetto e schermato dell’arte i suoi messaggi risultano molto più impattanti e funzionali. Non esiste un soggetto, l’autore della frasi spesso non viene proprio percepito: il lettore così è forzato a porsi delle domande, a prendere una posizione in merito a ciò che legge e vede.

La sua genialità sta nel fatto che ha saputo evolvere la sua arte inserendosi con estrema creatività ed efficacia nei meccanismi della comunicazione pubblica. Le sue frasi sono state affisse sui cartelloni pubblicitari di Times Square, sono comparse su riviste, distintivi, magliette, caschi.

Siamo davanti al primo esempio di street art prettamente testuale che anticipa di decenni ciò che oggi invade la nostra quotidianità: l’idea dello “status” dei social network, l’utilizzo ridondante di aforismi nelle t-shirt e negli hashtag urbani, brevi frasi che nonostante tutto ci fanno comunicare e connettere con il mondo. Una vera e propria eroina della guerrilla marketing, che apre il dialogo tra arte e mass media, un incontro tra linguaggi che si integrano alla perfezione così semplici da comprendere ma così difficili da accettare. Quando siamo messi davanti alla pura e semplice verità ci troviamo ad essere fragili. Questa è la vera magia dell’arte di Jenny Holzer: cambiare la società, una parola alla volta.

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