Karinè Sutyagina. Circoscrivere l’infinito

L’opera di Karinè Sutyagina auspica all’infinito, e ne diventa rappresentazione apparentemente circoscritta. Artista uzbeka di respiro internazionale, inizialmente si dedica agli studi di scenografia, effettuati presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. I suoi schizzi riflettono un grande interesse per il disegno: nel bozzetto per i costumi destinati al balletto del Valzer dei fiori, tratto dallo Schiaccianoci di Ciajkovskij, l’eleganza del segno si coniuga al movimento al quale è destinato il soggetto rappresentato, in un sinuoso fluttuare dato da rapidi tracciati di linee imbevute di sprazzi di colore. Le figure sono eteree, eppure vivono di una presenza ben definita, che mantiene costantemente dei connotati estremamente femminili. In bilico tra il mondo fisico e quello spirituale, questi disegni denotano già una spinta verso un principio più impalpabile, meno ancorato a una necessità descrittiva e più propenso a un linguaggio fatto di sensazioni.

Questa ricerca di spirituale si è concretizzata negli ultimi anni, da quando Karinè Sutyagina ha iniziato a dedicarsi alla realizzazione dei cosiddetti occhi, creati assemblando materiali vari e protetti da sfere in plexiglass; sono propaggini estetizzate dei suoi studi accademici che rivelano a sorpresa un nucleo quasi filosofico.

L’occhio è da secoli espressione di una superiore entità divina, che guarda e protegge, veglia e controlla. Nella sfericità della sua forma il Tutto viene illusoriamente rinchiuso, in realtà si dipana, include tutti noi che l’osserviamo, perché altro non è che un riflesso di un bagliore che è già insito nella nostra anima.

Onde senza tempo e senza continuità, l’una nell’altra; i riverberi dell’esperibile accumulato nel corso delle ere diventano conoscenza, sapere che si fa nostro attraverso la presa di coscienza della memoria individuale e collettiva.

Numerosi sono i verbi che si collegano alla percezione visiva: guardare, osservare, spiare, fissare. Ma quello che le sfere ipnotiche di Karinè Sutyagina vogliono condurci a fare è Vedere: dentro e fuori di noi, farci immergere in un cosmo dove possiamo ritrovarci. Siamo minuscoli frammenti che diventano, in modo ordinato e imprevedibile, parte fondante della Realtà, divina ed umana.

Le categorie si perdono nel firmamento dell’universo, e l’unico modo per mantenere la rotta è affidarsi alla propria vista, che altro non è che propaggine di quella di un essere superiore che porta il nostro stesso nome.

L’energia divina ci guarda, e nel suo riflesso ci ritroviamo. Le sfere di Karinè Sutyagina sono una preghiera circolare, che parte dall’uomo verso l’alto per poi tornare a lui, causa ed origine della sua stessa essenza.

 

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