La carnalità antiestetica di Jenny Saville

“I want to be a painter of modern life, and modern bodies” .

Le opere di Jenny Saville sembrano testimoniare la carnalità della pittura, in cui la morbidezza dei corpi ritratti cozza con la carne lacerata e violentata dei soggetti rappresentati. Tale apparente paradosso provoca nello spettatore reazioni psicologiche violente, sopratutto in chi è solito ricercare armonia e calma nella contemplazione dell’arte.

L’artista inglese è solita creare monumentali dipinti in cui la protagonista è la donna: corpi femminili immortalati nella loro debolezza, caducità, malattia. Soggetti deformi, obesi, mutilati, corpi brutalizzati dalla chirurgia estetica e dalla vita diventano, per la prima volta, attori protagonisti di una nuova estetica.

Il sesso è esposto crudamente, senza alcun filtro poetico o sessuale, risultando equidistante dalla simbologia e dalla pornografia.
Il corpo è corpo, non in posa e non truccato ma a volte rifatto e modificato. Modifiche che non sono solo dettate dalla vanità, sempre assente nelle opere della Saville, ma anche dal bisogno di far collimare l’immagine mentale di sé con l’immagine reale.

Le bellezze apollinee a cui l’arte ci ha abituato vengono sostituite da antiestetiche forme delle realtà che ci circonda che, volenti o nolenti, esistono e fanno parte delle nostra vita quotidiana.
Saville conosce le infinite possibilità estetiche che il corpo umano può dare a disposizione e ne sfrutta le molteplici applicazioni, indubbiamente più formali, mettendo in mostra ciò che la società è solita nascondere.

Sintomatico di ciò fu il tentativo di una nota catena inglese di supermercati che censurò con un foglio bianco la copertina del Journal for Plague Lovers, album dei Manic Street Preachers realizzato dalla Saville. Il crimine? Aver ritratto una bambina sfigurata da un angioma sul volto. Essendo i supermercati frequentati da molte famiglie, si sa, il borghesuccio avrebbe potuto rimanerne sconvolto.

Prendendo spunto da Bacon – e formatasi grazie a Rubens e Lucian Freud – Saville ritrae donne in stato di grottesca esagerazione, di carnalità antiestetica, esaltandone la dimensione scultorea che, contemporaneamente, diventa quasi astratta per le dimensioni dei ritratti e la tecnica pittorica fatta di violente e larghe pennelate.

«La normalità è noiosa, bello è solo ciò che possiede una goccia di veleno».
Jenny Saville

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