Il tempo è una condanna. Roman Opalka

Raffigurare il tempo è l’obiettivo titanico che Roman Opalka ha dato alla sua opera di artista. Il risultato è un unico quadro con infinite sfumature digradanti. Un unico quadro dalle stesse identiche dimensioni con lo stesso tema eppure mai uno realmente uguale all’altro.
Raffigurare il tempo, darne coscienza e analizzarlo nelle sue diverse forme e significati è stato un progetto che ha richiesto dedizione, impegno e costanza straordinaria per tutta una vita.
Il progetto è stato questo: iniziare a disegnare col pennello sulla tela i numeri in progressione da 1 fino all’infinito, o meglio fino a che avrebbe potuto farlo, per tutti i giorni della sua esistenza. Una pratica ossessiva, ogni giorno una tela che inizia dall’ultimo numero di quella del giorno precedente, in ordinate righe orizzontali dall’alto a sinistra verso destra e il basso.  Il titolo è unico per tutti i quadri perchè è unica l’opera che compongono: 1965 / 1 – ∞, il ‘65 è l’anno in cui ha iniziato a disegnare da 1 fino all’infinito. Ogni singola tela si chiama detail. Un’opera destinata a non dare tregua e a finire solo con la fine dell’autore. Una conta precisa e quotidiana verso la propria morte.

Il risultato di questo impegno così rigido e asettico sono invece tele dalla forte carica espressiva, sensibili ed ipnotiche.
Il pennello intinto nel pigmento a furia di dare colore ai numeri esaurisce il proprio potenziale, ricaricato di tempera riprende a rigare la tela con un balzo di intensità formando da lontano striature evanescenti sempre diverse che creano composizioni astratte di variazioni tonali dettate da un caso derivato dalla regola principale. Il tempo è sempre uguale ma si manifesta a noi in modi apparentemente dinamici, a volte più veloce altre più lento.

Nell’arco di tempo coperto dalla vita dell’artista tante tele si esauriscono; nello spazio di una tela tanti carichi di colore finiscono, tante righe terminano, tanti numeri scorrono.
Tutto è relativo anche se la regola principale, il tempo, è sempre il medesimo.

Dettagli, si chiamano i signoli quadri, tutto è un dettaglio di qualcosa di più grande, di più duraturo. Ad un certo punto della sua opera Opalka decide di far tendere lo sfondo delle tele verso l’acromia, aggiungendo una stessa percentuale di bianco ogni giorno. I numeri, anch’essi disegnati in bianco, sono quindi via via meno evidenti, pian piano svaniscono del tutto nella tela, perdono forza per acquistare estensione, perdono dettaglio per tornare al tutto.

Ciclicità, slancio, stanchezza, persistenza, impegno, ripetizione, monotonia, infinite variazioni che tendono a una fine certa, c’è tutta la filosofia del tempo, dal panta rei di Eraclito all’esistenzialismo di Sartre. 

Si dice che ogni artista dipinga sempre lo stesso quadro, Opalka nell’onestà di dichiararlo fin dal principio ci dimostra come in realtà sia impossibile ripetersi.

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