La menzogna fotografica del reale: Thomas Demand

Nella ricerca costante di ridefinire il mondo, l’obiettivo fotografico ha da sempre un ruolo centrale. La domanda che più di tutte ha scatenato una minuziosa ricerca del mezzo fotografico è la sua capacità di manipolare le immagini e ridefinire nuovi concetti di realtà. Thomas Demand ha fatto della manipolazione, uno dei processi prediletti per collocare sulla scena realtà dettagliate che mettono in crisi l’idea del mezzo fotografico come strumento di documentazione. La manipolazione di Demand non è, però, legato al post produzione di uno scatto. L’artista, infatti, crea dei veri e propri modelli in cui riproduce scene e ambienti legati alla memoria collettiva e connessi a episodi della storia che portano con sé un alone di mistero e di situazioni irrisolte. I modelli realizzati da Thomas Demand costituiscono un processo che necessita, poi, di essere rappresentato attraverso l’atto fotografico, riprodotto in scala 1:1.

L’aspetto disturbante e centrale della produzione dell’artista è la decisione di distruggere i modelli una volta riprodotti in digitale. La manipolazione durante il processo di realizzazione e la sua conseguente distruzione, permettono alle immagini di Demand di essere altro, una verità sotto mentite spoglie che distruggere la razionale caratterizzazione di un luogo specifico apportando nuove identità e “verità”.

Thomas Demand, dunque, non può essere identificato sotto la categoria di fotografo. Non sarebbe corretto parlare di lui in termini puramente fotografici, Thomas Demand è prima di tutto lo scultore della menzogna e della minuziosa riproduzione del reale. La sua quasi portentosa e stupefacente abilità nel riprodurre i dettagli è legata imprescindibilmente alla sua necessità di raccontare la storia di quel luogo specifico, nella memoria collettiva ben presente per l’aurea storica, attraverso la modulazione e l’assenza totale e inquietante del corpo. Sono strutture che parlano già da sé, il mezzo fotografico è la documentata prova che amplifica di netto l’assenza e fa risuonare e rimbombare quella memoria cui è strettamente legato.

Il corpo o meglio la sua assenza è l’altro elemento che determina l’eco di una storia reale, ricreata attraverso la menzogna e presentata al pubblico come un punto di domanda davanti a cui la coscienza personale e l’identità storica viene chiamata a partecipare. Non è, dunque, solo l’intento di partecipazione emotiva il fine ultimo dell’arte di Thomas Demand, ma di più la coscienza politica e storica del singolo che è chiamato a mettere in gioco, giorno per giorno, il dovere morale di riconoscere la verità attraverso la burocratica e architettonica bugia.

 

 

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