La nascita del Futurismo in Italia

Il Futurismo fu tra le prima avanguardie europee, e come tale scelse un nome che implicava il suo anelito verso la modernità, il rinnovamento, la rottura con gli schemi prestabiliti.

Se la tradizione nella maggior parte dei casi determina un valore aggiunto all’interno di una compagine culturale, nel caso italiano occorre dire che al principio del XX secolo il peso del passato frenava anziché stimolare le ricerche e gli esiti artistici.

Il nome del movimento Futurista rimanda al’omonimo titolo del Manifesto che lo scrittore e drammaturgo Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato nel 1909 a Parigi sul quotidiano Le Figaro. Gli 11 punti in cui questo era suddiviso si ricollegavano alle stesse istanze che avrebbero di lì a poco smosso gli animi degli artisti appartenenti al primo Futurismo italiano: il culto dell’azione, la rottura con i retaggi passati, il potenziale dell’uomo e il concetto di dinamismo nelle sue molteplici accezioni.

L’anno successivo la pubblicazione Marinetti incontrerà Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi; il dialogo tra questi personaggi sarà talmente proficuo da determinare la stesura e la pubblicazione del primo Manifesto dei Pittori Futuristi, al quale seguirà alcuni mesi dopo quello Tecnico della Pittura Futurista, al quale, oltre ai tre artisti sopracitati, aderiranno anche i pittori Giacomo Balla e Gino Severini. I temi focali dei due manifesti si riallineano a quelli contenuti nel testo Marinettiano, inneggiando soprattutto alla vita moderna, al suo tumulto e alla sua velocità. Il concetto di velocità o dinamismo è difatti il perno dell’ideologia futurista, non solo intenso come spinta verso il futuro e distruzione dei farraginosi schemi accademici appartenenti ormai a un passato remoto. Il dinamismo che questi artisti tanto tenacemente cercano di rappresentare attraverso le loro opere è il flusso stesso della vita, la vibrazione costante nella quale siamo tutti immersi, un mare di onde in movimento che risentono di qualsiasi influenza esterna, anche ad esempio degli stati d’animo o delle emozioni che tutti noi possiamo provare. Tutto quello che vediamo e sentiamo non rimane infatti nell’interiorità della nostra mente e della nostra persona, bensì diventa colore, forma -pensiero, pura energia che l’artista, in quanto veggente, può identificare e visualizzare, cercando poi di riportarla sulla tela attraverso il suo lavoro.

Questo concetto si ricollega anche alle nuove scoperte scientifiche portate avanti in quegli stessi anni, come quella dei raggi X e delle onde elettromagnetiche, scoperte che sembrano avvalorare sempre di più la tesi che ci sia un livello di esistenza ulteriore rispetto a quello visibile, tesi che verrà portata avanti anche dal fronte opposto ma complementare a quello scientifico, ossia quello dell’ occultismo.

Molteplici infatti sono i circoli esoterici che si formano in questi anni, dove medium e sensitivi rendono nota la loro capacità di vedere il mondo di luci e aure che circonda il reale e si mettono in contatto con dimensioni ultraterrene.

Ma la velocità e il dinamismo venerati dai Futuristi non sono intesi solo in senso spirituale ma anche come l’idea di movimento nello spazio: la loro volontà è quella di catturare lo spostamento di un corpo o di un oggetto colto in un’azione che si svolge nel tempo. Questo sarà uno dei principi basilari della pittura e soprattutto della scultura futurista, che ci mostreranno così dei soggetti poco riconoscibili a livello figurativo poiché depurati dall’accessorio per rivelare la loro natura profonda attraverso lo svelamento delle cosiddette linee-forza, che sono lo scheletro strutturale del reale.

Un corpo, un oggetto, non sarà mai fisso, ma sarà in costante mutamento, in corsa verso altre posizioni nello spazio, o intento a lottare o dialogare con le energie che lo circondano, trasformato in onda di colore e forma che si piegano sotto l’avanzare del moto.

Il primo Futurismo italiano si concluse alla fine della prima guerra mondiale, quando persero la vita molti componenti del gruppo, tra cui Umberto Boccioni e il brillante architetto Antonio Sant’Elia.

Convinti interventisti, molti di loro infatti aderirono alla chiamata alle armi, collegando la volontà giovanile e entusiasta di rinnovamento a un evento bellico che fu da loro visto come possibilità di rinascita per il paese ma che li portò purtroppo alla morte, privandoci così di menti geniali e fortemente in anticipo sui tempi.

 

[Articolo collegato alla mostra “Volcano ed altri cicli” che si è svolta a Isili (Sud Sardegna) a partire dal 28 dicembre 2017 e che ha visto l’esposizione di alcuni cicli evolutivi del percorso artistico di Antonio Mallus, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu].

 

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