La natura dentro il museo. Olafur Eliasson

Olafur Eliasson è il sacerdote della natura nel panorama dell’arte europea. Incarna appieno una parte significativa del carattere del nostro tempo ovvero quel pensiero diffuso e già consolidato che la natura, ormai perduta, sia un bene da recuperare e alla quale tornare.

Il suo lavoro è costantemente incentrato sui quattro elementi base; terra, acqua, luce e aria, anche quando le forme a cui approda, nei lavori dedicati alla luce, sono dominate da una geometria complessa e del tutto in linea con il gusto estetico dei nostri tempi.

Le sue installazioni più riuscite sono repliche di una natura incondizionata. Il museo, tradizionalmente inteso come tempio della conoscenza e dunque dell’arte quale prodotto umano, dove elevarsi e aver cura del proprio intelletto, diventa per Eliasson il luogo dove esporre invece un’accurata riproduzione o un vero e proprio innesto di natura privo di qualsiasi accento pittoresco. Ecco che allora, in Riverbed, le sale dalle pareti bianche del solito white cube sono invase da un ampio volume di terra, pietre e un rigagnolo d’acqua che ne modifica totalmente il modo di percepire lo spazio e di percorrerlo.

 

In un’altra opera, Your Felt Future, il soffitto è coperto da una superficie metallica riflettente e deformante come un liquido. Va a creare l’impressione, anche in questo caso inaspettata, di trovarsi al di sotto di uno specchio d’acqua.
L’acqua stessa è usata come innesto naturalistico nell’installazione New York City Waterfalls dove vengono create delle cascate ai lati dei piloni del ponte di Brooklin, restituendo un pò di natura selvaggia in uno scenario urbano che è un ode alla costruzione artificiale.

 

Nella famosa installazione The Weather Project, Eliasson ricrea addirittura un sole all’interno della grande hall di un museo. Un disco luminoso produce una intensa luce gialla e sull’alto soffitto è installato uno specchio che compromette l’orientamento spaziale del sopra e del sotto regalando ai visitatori un senso di galleggiamento celeste.

 

Il messaggio di Eliasson, che è solito collaborare con tecnici specializzati e usare prodotti sofisticati per la realizzazione delle sue opere, sembra essere che per quanto possiamo allontanarci dalla natura, tutta la nostra tecnologia non fa altro che emulare ciò che già esiste in scala infinitamente più ampia e complessa.

E’ la chiusura del cerchio di un percorso millenario che ha portato l’uomo a un totale cambio di prospettiva rispetto alla natura. Indomita e crudele era qualcosa da cui difendersi costruendo ripari sempre più sicuri, da qui la nascita dell’architettura disciplina nata per soddisfare bisogni fondamentali e di natura pratica. Si è cercato di propiziare il suo corso con raffigurazioni rituali, da cui la nascita della pittura e della scultura. La modificazione della natura circostante è cio che ha permesso all’uomo il dominio del pianeta.
Oggi abbiamo paura di averla compromessa e forse perduta per sempre, c’è una nostalgia diffusa per una natura idealizzata, da villaggio avventura o vacanza perpetua. Lasciare la città e il mondo antropizzato è però una scelta impossibile, meglio viverla tra le pareti di un museo.

Immagini da: Olafur Eliasson

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*