La natura protagonista nell’arte: Land art

Barry Adams diceva «l’unico mezzo con cui possiamo preservare la natura è la cultura», ed è su questo punto che deve giocare il rapporto tra l’ambiente e l’individuo.

La propensione ad interferire col paesaggio ha origini molto antiche nella storia dell’uomo, da sempre “artista” della terra, se pensiamo all’agricoltura nei campi o l’architettura dei giardini.

Intorno alla metà degli anni Sessanta quest’attitudine ha un impulso specifico legato soprattutto ai nuovi rischi ecologici, tali sperimentazioni prendono il nome di Land Art, l’arte nel paesaggio, nota anche come Earth Works, lavori nella terra.

Punto di partenza sono gli Stati Uniti d’America, dove un insieme di artisti, appassionati della natura, e delusi per i risvolti del Modernismo, desiderano quantificare il potere dell’arte al di fuori degli spazi espositivi come i musei e le aree urbane dove da sempre dominano le istituzioni, abbandonando così i mezzi artistici tradizionali, per avere piena libertà di intervento in quelli che sono territori naturali, intesi come spazi incontaminati, ad esempio campi, fiumi, laghi, deserti o foreste. La modifica della configurazione naturale del paesaggio con diverse tecniche d’intervento, è volta a far recuperare la sensibilità dei luoghi ed esercitare un controllo, provocando un’emozione nell’osservatore.

Gli artisti che hanno individuato nella natura la loro area produttiva non hanno come scopo un buon esito dal punto di vista estetico, quanto il processo della realizzazione, che nell’insieme lega questo tipo di ricerca ad una “simpatia” per la natura stessa, intesa come sensibilità condivisa da tutti gli esseri viventi. Tutte le realizzazioni che caratterizzano la corrente della Land Art, accettano di porsi in balia delle modificazioni che la natura imporrà loro, in questo senso possono essere considerate non finite.

Il caso più eclatante di questa tipologia è la Spiral Jetty che Robert Smithson ha fatto costruire nel 1970 nel Grande Lago Salato nello Utah (USA). La passerella a forma di spirale, costruita con materiali prelevati dalla collina vicina, riprende la forma del simbolo evocativo dei primi processi di vita, i vortici nell’aria e l’avvolgersi stesso dei corpi celesti.

Agendo con metodi simili, Michael Heizer nel 1969 ha creato Double Negative, un “disegno” sul deserto del Nevada, come se fosse un foglio di carta, utilizzando le ruspe come strumenti per poter spostare 240.000 tonnellate di pietra arenaria e riolite.

Le famose “impacchettature” di Christo, hanno da sempre colpito per l’avvolgimento della plastica in spiagge, scogliere e monumenti. Le sue temporanee rappresentazioni non mutano radicalmente il territorio in cui intervengono. Alcune delle sue realizzazioni più celebri sono il Surrounded Island nel 1983, la plastica rosa attorno ad alcune isole di Miami, in Florida; i Sentieri impacchettati, nel 1977 a Kansas City, in USA; nel 1972 in California crea una vela che attraversa un vasto terreno agricolo, il Running Fence.

L’ultima opera ambientale che ha riscosso un enorme successo è stato il percorso pedonale sulle acque del Lago d’Iseo lungo circa 4,5 km e realizzato utilizzando 70.000 mq di tessuto giallo, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti in polietilene ad alta densità. Il progetto chiamato The floating piers, inaugurato il 18 Giugno, durerà soli 16 giorni, al termine l’intera struttura sarà rimossa e dismessa attraverso un processo industriale di riciclaggio.

Altri artisti che hanno operato nel campo della Land Art sono stati Denise Oppenheim, Walter De Maria, Richard Long, Jan Dibbets e Barry Flanagan.

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