La Pop Art che piace alla gente che piace

C’è una strada, a doppio senso di marcia, che collega due paesi chiamati Conformismo e Anticonformismo. Se la Pop Art fosse una carovana intenta a percorrere questa strada, dove sarebbe diretta? Analizziamo le due ipotesi: potrebbe partire dal conformismo per giungere all’anticonformismo, perché utilizzando il linguaggio della società dei consumi, attraverso l’ironia, ne mette a nudo i meccanismi, mostrandoci le contraddizioni, le logiche perverse del marketing, la vacuità di una società di massa sempre di corsa, che bombardata di informazioni e immagini non fa altro che assorbire tutto passivamente. Parla la lingua del conformismo e la rivolta contro lo stesso mondo postmoderno e americanizzato che l’ha prodotta, mirando proprio alla testa del mostro, ovvero quella élite che ha reso l’arte appannaggio di ristretti ambienti culturali dominati dai grandi capitalisti, nonché mercanti e collezionisti. Niente di più anticonformistico.

Ma se l’anticonformismo fosse il punto di partenza e non di arrivo? Fingersi anticonformista non per un’operazione intellettuale profonda ma semplicemente per utilizzare degli schemi già rodati dai mass media e applicarli al mondo dell’arte, come a dire: se con il successo di determinati schemi sono stati americanizzati i costumi di tutto l’Occidente, questi schemi si possono applicare ovunque? Ecco quindi che partendo da una ribellione (l’atto anticonformistico per eccellenza) nei confronti dell’arte “per pochi”, si viene a formare un soggetto che di ribelle non ha niente, anziché adeguarsi ai gusti elitari si adegua al gusto popolare, ma sempre si conforma a qualcosa che già esiste. Non crea e non distrugge, si adegua al modo di vivere imposto dal consumismo, viene prodotta e consumata come una merce qualsiasi. E alla fine è proprio così che l’abbiamo digerita, come una merce, ed è così che ce la ritroviamo rappresentata oggi nell’immaginario collettivo: un mucchio di poster colorati, riproduzioni, fotografie e l’abusatissimo aforisma di Warhol sui 15 minuti di popolarità. Banalizzata dalla massa e forse nata senza significati più ampi, la Pop Art è diventata un’arte senz’anima che piace alla gente che piace, ed è per questo che il suo percorso può dirsi concluso nel conformismo più totale.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*