La quarta dimensione della percezione nelle installazioni sonore di Haroon Mirza

Haroon Mirza, vincitore di diversi premi internazionali tra cui il Leone d’Argento della 54esima Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia nel 2011, è ad oggi uno dei giovani artisti più promettenti della scena artistica internazionale. L’arte di ricerca di Mirza si basa su una scelta stilistica che si inserisce nel limbo tra scultura e installazioni sonore, raccogliendo e incrementando molti degli stimoli più interessanti dell’ultimo secolo.

Il suo sofisticato interesse artistico mette in moto un’attrazione verso la rielaborazione ambientale. Le sue sculture/installazioni, infatti, stravolgono lo spazio in maniera percettibile e minimale, creando contemporaneamente atmosfere imperturbate e a tratti inquietanti. La contraddittorietà visiva e percettiva amplifica potentemente la richiesta intenzionale di partecipazione da parte dell’artista britannico. L’ambiente a tratti asettico e quasi white cube si annulla per lasciare spazio ai concerti intuitivi e dinamici prodotti da Haroon Mirza.

La potenza e la forma di ricerca intravedono un interesse prettamente legato ai diversi modi di percepire il mondo attraverso differenti tipi di onde sonore. L’opera, infatti, nasce e si sviluppa come un unione di pezzi tra loro differenti. Può nascere da una singola idea o da un oggetto, a volte invece da un suono o da una composizione di suoni. Ma cosa succede quando esiste una sintesi tra di loro? Ogni singolo elemento, seppur mantenendo una propria autonomia e indipendenza, crea inevitabilmente una nuova dimensione di percezione, esplorata su un livello più astratto e intimo. La loro sintesi si esplica in volumi e nuove modalità di ascolto che determinano un livello altro di percezione che spesso ne definisce la potenza o l’assenza. Si tratta di rumori singoli e interni a un oggetto specifico, che si attivano e funzionano attraverso l’esistenza unificatrice di altri aspetti del sonoro.

Attraverso la rielaborazione tecnica e artistica degli oggetti, Haroon Mirza ci chiede di riconsiderare e di rianalizzare, le diverse forme percettive che si distinguono tra rumore, suono e musica. Quest’ultima, infatti, è costituita da un’unione di suoni che acquista un significato solo grazie alla percezione e al contesto socio-culturale che la definisce come rumore o come musica.

Questa tendenza inclusiva tipica di tutta la sua opera, lega ogni singolo elemento attraverso vuoti sostanziali, riempiti dallo spettatore che è chiamato a fare esperienza di quella composizione “entrandone”, in maniera ideale ma anche fisica, a fare parte. Attraverso un’esplorazione che va dal particolare al generale lo spettatore, in un viaggio fatto di suoni e rumori che si annullano tra di loro, è libero di percorrere lo spazio occupato dagli oggetti che acquistano vita e inondano la scena di stimoli percettivi e sensoriali unici e che conducono ed elevano lo spettatore su un nuovo livello di percezione che determina una forma estetica irripetibile.

 

 

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