“Ricostruzione futurista dell’universo” di Giacomo Balla

Alla Fondazione Magnani Rocca di Parma inaugura oggi una mostra che ripercorre la ricerca dell’artista torinese alla luce del manifesto del 1915.

La mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista”, allestita negli spazi della Fondazione (Mamiano di Traversetolo) e aperta sino all’8 dicembre 2015, è curata da Elena Gigli e Stefano Roffi. Essa rilegge l’intera parabola dell’artista (1871-1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’universo (1915), di cui ricorre il centenario, firmato «Astrattista Futurista» dall’autore insieme a Fortunato Depero.

Questi gli intenti dichiarati: «Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo (…) Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione (…) Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: “L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare” (…) Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità».

Il percorso espositivo, seguendo i punti programmatici del documento teorico, procede per temi: “Astratto”, “Dinamico”, “Volatile”, “Drammatico”, “Autonomo”, “Trasparentissimo”, “Coloratissimo e luminossisimo”, “Scoppiante” e “Trasformabile”. L’itinerario prende il via dalle opere di inizio Novecento realizzate a Villa Borghese, per procedere col dinamismo del volo delle rondini e del moto delle auto; a seguire una serie di figure femminili; quindi i dipinti interventisti, gli autoritratti, i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme Spiriti; e ancora, paesaggi artificiali e sculture; in conclusione vestiti e mobili.

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

http://www.culturaitalia.it/opencms/export/sites/culturaitalia/thumbs/800x800/images/Giacomo_Balla_Forze_di_paesaggio_giardino.jpg

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