“La tela violata” al Lu.C.C.A

Ultimi giorni per visitare a Lucca, presso il Lucca Center of Contemporary Art (Lu.C.C.A.), “La tela violata”, esposizione a cura di Maurizio Vanni in collaborazione con Spirale d’idee Milano nella quale si considerano gli artisti, attivi tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà degli anni ’70, che hanno voluto avviare un processo di “superamento” del concetto di tela. Quest’ultima non viene più concepita, infatti, come superficie che accoglie la rappresentazione ma diviene, per mezzo di un approccio più fisico e concettuale, vero e proprio oggetto artistico in grado di dialogare con il pubblico.
Precursori di questa nuova linea di pensiero sono stati certamente artisti come Lucio Fontana e Alberto Burri. Attraverso il I° Manifesto dello Spazialismo (1946), Fontana propose una nuova arte, caratterizzata dallo studio fisico della materia, del colore e del suono in movimento, del ritmo che sarebbe dovuto scaturire da un lavoro innovativo con il palinsesto pittorico. Obiettivo principale di questo nuovo modo di concepire l’arte era quello di superare i limiti bidimensionali della tela al fine di creare uno spazio che fosse, al tempo stesso, fisico e concettuale.

La mostra, che occupa i primi due piani dell’edificio del Lucca Center of Contemporary Art, riunisce tutti i più importanti lavori di questa innovativa concezione dell’arte, a partire dai “buchi e dai tagli” di Lucio Fontana e dai Gobbi di Alberto Burri, che accolgono per prime lo spettatore. Si prosegue poi con le superfici estroflesse ed introflesse di Enrico Castellani e gli Achromes di Piero Manzoni, risalenti al periodo compreso tra 1959 e 1960.
Degni di nota sono, inoltre, le tele imbottite di Agostino Bonalumi, eseguite tra 1975 e 2008, che vanno ad occupare le prime sale del secondo piano, opere nelle quali l’artista avvia un’indagine fisica della terza dimensione, proponendo un ruolo del tutto inedito allo spettatore, il quale è chiamato a completare il lavoro dell’artista che va a violare, non solo fisicamente ma anche simbolicamente e concettualmente la tela.
Accanto a questi lavori troviamo poi le opere di Paolo Scheggi, il quale giunse quasi negli stessi anni ad esiti analoghi con le sue Intersuperfici, e le opere di Turi Simeti, artista siciliano che fu coinvolto dallo stesso Fontana nel 1965 nella mostra Zero Avangarde, dimostrando di non essere per nulla indifferente allo spazialismo.

Scopo dell’esposizione è d’altra parte proprio quello di indagare sull’attività di questi innovatori dell’arte, dimostrando quanto grande sia “l’eredità concettuale” da essi lasciata che oggigiorno viene perseguita da artisti come Giuseppe Amadio, ormai considerato l’erede naturale dello spazialismo. Quest’ultimo, alla stregua degli artisti succitati, viola la tela al fine di riscrivere la storia, dando vita ad un nuovo modo di concepire l’oggetto artistico che invade lo spazio reale come dimostrano opere recenti quali “Erodua”, costituita da due grandi tele di 200 x 200 cm, che in tale esposizione occupano un’intera parete conferendo, attraverso onde e rientranze, il ritmo alle superfici pittoriche.
Si tratta, dunque, di una mostra nella quale lo spettatore comune si trova a dover fare uno sforzo in più per comprendere il messaggio che gli artisti intendevano dare attraverso le loro creazioni.

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