L’amore che supera la malattia, MirelLa by Fausto Podavini

Mi è capitato casualmente tra le mani un libro di fotografia diverso dal solito, un concentrato di emozioni e sensibilità, un racconto che prova (e riesce nel suo intento) a restituire pathos attraverso il mezzo fotografico. MiRelLa, si chiama così il progetto, tutto in bianco e nero, realizzato dal fotografo romano Fausto Podavini iniziato nel 2006 e vincitore del prestigioso Word Press Photo 2013. Un lavoro che racconta la vita di tutti i giorni di una coppia, Mirella e Luigi, che stanno insieme da 43 anni uniti nel lottare, negli ultimi sei, una malattia degenerativa – l’Alzheimer – che offusca i ricordi, cambia le persone, trasforma il quotidiano, aumenta la sensazione di impotenza. Eppure continua ad essere una malattia sottovalutata e le risorse dedicate alle cure e alla ricerca risultano sempre meno sufficienti.

Il lavoro è durato più di quattro anni, è iniziato come un curioso studio sull’Alzheimer ma poi, giorno dopo giorno, si è trasformato in qualcosa di più grande, di più emotivo ed intenso, un reportage che racconta la malattia non in maniera diretta ma attraverso quello che è la quotidianità in tutti i suoi aspetti. Il banale studio fotografico lascia spazio alla camera da letto di Luigi, un’ambiente così ristretto ma allo stesso tempo così intimo e, passo dopo passo, sempre più noto. Scatti che mettono in luce oggetti, segni, gesti e attenzioni, sorrisi e quell’incredulità che pian piano si trasforma in speranza, unita a ricordi sempre più lontani che mutano in dolore.

Si racconta di un amore puro, semplice, di un amore folle, di un rispetto sempre più raro e di una sensibilità fuori dal comune: 43 anni di condivisione, di difficoltà, di risate e di momenti belli di una vera famiglia. Si tratta di una storia che vede in scena due personaggi ma che può tranquillamente farsi portavoce di una realtà non solo italiana che può coinvolgere qualsiasi persona indipendentemente dal sesso e dal ceto sociale di provenienza.

Negli scatti di Podavini non c’è la malattia. Non c’è sofferenza. C’è l’amore con la A maiuscola colto nei piccoli gesti di Mirella: un abbraccio, uno sguardo, la doccia al mattino, un dolce bacio della buonanotte. La chiave di lettura della malattia è l’enorme Amore di Mirella nei confronti del suo Luigi, la forza di una donna costretta all’improvviso ad affrontare da sola la sofferenza e la solitudine che la vita le ha messo davanti.

 

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