Lara Favaretto, Memory play in art

Monumenti momentanei, l’opposta linea temporale di ciò che la parola monumento porta con sé nell’idea occidentale. Non avendo più dentro di noi un’idea forte del concetto di durata, rifuggiamo a qualsiasi proiezione di illimitatezza, ci immergiamo dentro quel senso di libertà e protezione che ci da la transitorietà. Tutto ciò emerge nel lavoro concettuale di Lara Favaretto, iniziato nel 2009 con la palude artificiale Momentary Monument (The Swamp) prima opera dedicata al tema degli scomparsi presentata alla 53 Biennale di Venezia – , continuato con la pubblicazione del libro Momentary Monument [Archive books] e culminato nel 2009 con Good Luck, allestimento commissionato dal museo MAXXI di Roma. Progetti dedicati ad alcuni personaggi noti scomparsi senza lasciare alcuna traccia, nel più totale anonimato: Ean-Albert Dadas, Percy Fawcett, Amelia Mary Earhart, Arthur Cravan, Robert James “Bobby” Fischer, Donald Crowhurst, Ambrose Gwinnett Bierce, Howard Phillips Lovecraft, Nikola Tesla, Thomas P. “Boston” Corbett, Ettore Majorana, Leslie Conway “Lester” Bangs, Jerome David Salinger, Bruno Manser, Everett Ruess, Bas Jan Ader, László Tóth, Thomas Ruggles Pynchon.

Una vastissima ricerca che ha portato l’artista a costruire un vero e proprio archivio di immagini, documenti, lettere, fotografie, memorie che sono appartenute o che in un certo qual modo ci ricordano questi uomini e queste donne. Viene naturale pensare che queste figure abbiano in un colpito e incuriosito l’artista per le loro peculiarità e per la loro vita irregolare.

Good Luck in particolare riunisce diciotto cenotafi realizzati dall’artista con materiali fortemente precari e deperibili, concepiti per essere dispersi e conservati separatamente, per far si che la loro collocazione finale disegni una nuova mappa immaginaria dei luoghi destinati alla memoria.

Sculture realizzate solo con legno, terra e lamina di rame. Tutte diverse tra loro, prive di didascalia per rispetto della scelta di anonimato intrapresa da questi personaggi. Unico elemento che ci può aiutare nell’identificazione dei singoli è una cassetta di ferro, inaccessibile, contenente oggetti e riferimenti alla persona. Non c’è la volontà da parte della Favaretto di musealizzare queste installazioni: siamo davanti a sculture transitorie, realizzate con materiali deperibili e destinati a rovinarsi concepite per essere installate in luoghi diversi. Personaggi eterogenei accomunati dalla precisa volontà di sparire, di non lasciar traccia per ricreare nuovi progetti di vita che ci fanno riflettere sulla nostra società digitale in cui, in un modo o nell’altro, siamo costantemente monitorati e tenuti sotto controllo. Ma se volessimo veramente sparire, se volessimo avere il semplice diritto all’anonimato ci riusciremmo? Good Luck!

 

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