L’arma più celebre della storia dell’arte. Venduta la pistola che uccise Vincent Van Gogh

27 luglio 1890. E’ una data che moltissimi storici dell’arte ricordano come il triste giorno in cui l’artista Vincent Van Gogh, dopo una serie di frequenti crisi psicotiche, tentò il suicidio con un colpo d’arma da fuoco. Si trattò di un unico colpo, non fatale al momento, che fece svenire l’artista, il quale fu condotto presso l’albergo in cui soggiornava per essere preso in cura dal medico Paul Gachet, che però non poté salvare la vita dell’artista.

Si trattò realmente di un suicidio? Alcuni ricercatori statunitensi nel 2011 hanno ipotizzato che l’artista sarebbe stato colpito da uno sparo accidentale esploso da alcuni giovani intenti a giocare con un’arma, una tesi che ancora ad oggi non è stata provata con certezza. Si tratterebbe così di un omicidio, una teoria che ha dato l’ispirazione alla creazione del film Loving Vincent, uscito in Italia nel 2017, un giallo che mostra agli spettatori la vita tormentata, ma anche straordinaria di Van Gogh.

Ma che fine ha fatto l’arma che ha sottratto al mondo l’artista dalla pennellata inconfondibile? Un acquirente anonimo ha comprato “l’arma del delitto”, una calibro 7 millimetri arrugginita, di marchio Lefaucheux, all’asta della casa AuctionArt – Remy Le Fur all’hotel Drouot di Parigi per 162.500 euro.

L’arma venne ritrovata negli anni ’60 da un agricoltore, proprio nel campo in cui, secondo la versione ufficiale, Van Gogh tentò il suicidio, suscitando l’interesse di numerosi musei e collezionisti.

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