L’arte di condensare interi film in singole immagini: Jason Shulman alla White Noise Gallery

La storia dell’arte contemporanea è segnata da continui tentativi di rappresentare il movimento e lo scorrere del tempo. L’artista inglese Jason Shulman ha trovato la sua originale strada per farlo, condensando l’intera durata di un film in una singola immagine, senza però adoperare un qualsiasi criterio selettivo, semplicemente fotografandolo con tempi di esposizione allungati fino all’inverosimile. In questo modo tempo e spazio vengono compressi e destrutturati, fino a creare immagini incredibilmente dense e altrettanto enigmatiche.

Ecco così che nascono le 13 tavole di grande formato esposte alla White Noise Gallery di San Lorenzo a Roma, per la prima personale italiana dell’artista londinese. Ognuna di esse è tratta da un capolavoro del cinema italiano (in una operazione che è stata giustamente definita “Italian-specific”), ripreso attraverso uno schermo ad altissima risoluzione e con una fotocamera molto grande, in una sorta di esperimento scientifico il cui risultato è affidato al caso e in nessun modo prevedibile dall’artista, che come un novello Man Ray non fa altro che attendere di essere sorpreso.

Diverse tecniche sono contemporaneamente presenti in questa serie di opere. Fotografia e film, indiscusse protagoniste, ripercorrono a ritroso la loro evoluzione. La pittura, invece, è altrettanto presente ma come riferimento estetico: le opere sono infatti stampate in grande formato e su tela di cotone, e visivamente ricordano, non a caso, alcuni lavori dell’Espressionismo Astratto, gli ultimi quadri di Monet, e soprattutto le atmosfere romantiche di Turner.

Si tratta infatti di composizioni quasi astratte, in cui sarebbe piuttosto difficile rintracciare il modello originale senza il suggerimento del titolo. Nel processo di sintesi che le ha generate, infatti, in cui le centinaia di migliaia di frame che compongono un film sono sovrapposte in una unica immagine statica e muta, si perde inevitabilmente il livello della comprensione logica, del significato, in favore di una esperienza puramente estetica ed emotiva. Il risultato, quindi, è un intero che è qualcosa di diverso, o di più, rispetto alla somma delle sue singole parti.

L’immagine figurativa è apparentemente assente, così come la narrazione e come lo scorrere del tempo. Ne resta però il ricordo, la memoria. Ci sono ma non si vedono. Proprio come il suono, o anche come il silenzio.

La personale di Shulman è del resto il primo appuntamento di un progetto espositivo diviso in tre parti, denominato appunto “Trilogia del silenzio”, che con la curatela di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti ospiterà prossimamente le opere di altri due artisti internazionali, Lee Madgwick e Mar Hernandez, tenendo impegnata la galleria fino al 31 luglio.

 

 

Jason Shulman – Fast Forward

28 gennaio – 25 marzo 2017

White Noise Gallery

Via dei Marsi, 20/22 – Roma

Ingresso libero

www.whitenoisegallery.it

 

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