L’arte che dialoga con il circostante: Mauro Staccioli

Purtroppo questo 2018 è iniziato con una grave perdita per tutto il mondo dell’arte. Il primo gennaio all’età di ottant’anni è scomparso a Milano Mauro Staccioli, scultore di fama internazionale nato a Volterra nel 1937. La sua innata capacità di sapersi connettere al circostante è ciò che più ha contribuito a collocarlo tra i grandi della scultura mondiale. Celebri le sue installazioni all’aperto fatte di curve e forme geometriche, semplici segni che si incastonavano nella natura o tra le architetture urbane. Alla base dei suoi lavori non c’è mai stata la scultura in sé e per sé, quanto invece l’ambiente circostante come punto di partenza per ogni fantasia creativa.

Staccioli definiva le sue sculture proprio come dei “segni”, quasi a sottolineare la non invasività delle opere nei contesti. Per lui il lavoro artistico era fatto di semplicità, emotività ed intuizione. Inutile cercare una spiegazione logica per ciò che faceva, tutta l’azione creativa era frutto di sentimenti intimi che non si potevano spiegare e che non era necessario chiarire né al pubblico né a se stesso.  Una spiegazione di ciò Staccioli la diede del docu-film intitolato Corso Italia ’96, del regista Alberto Tempi, un cortometraggio che racconta l’installazione temporanea dell’artista a San Giovanni Valdarno nel 1996.

Lo scultore di Volterra disse: “La reazione più bella che incontro quando installo le mie opere è quella degli operai che lavorano con me. Di solito sono quelli che, superato il primo attimo, entrano nell’operazione e alla fine sono dispiaciuti che tutto sia terminato. Questo perché percepiscono la creatività che ci sta dietro, la percepiscono come libertà di potersi esprimere e vivono addosso questa libertà”.

La libertà è il filo conduttore di tutto l’operato di Staccioli, sia essa legata all’espressività dell’artista che all’interpretazione di chi osserva. La semplicità è invece la chiave con cui ha saputo aprire gli spazi del circostante alle sue opere. Senza dubbio uno dei migliori interpreti del rapporto tra spazio e arte.

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