L’arte contro la violenza sulle donne

Arte come mezzo di comunicazione, come voce del popolo, come strumento che permette di gridare contro uno dei mali del nostro secolo, un male che non può essere curato assumendo dei farmaci o affrontando cicli di chemioterapia, un male che è difficile da prevenire: è il femminicidio, un crimine tragico che matura in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili. La sensibilità dell’uomo, dell’artista, ha condotto alla realizzazione di opere d’arte e performance adatte a rendere la società contemporanea partecipe di ciò che accade a tutte quelle vittime che vengono private della propria vita nei casi più estremi, l’artista vuole rendere giustizia a tutte quelle donne che vengono mal trattate dalla prepotenza di certi esseri umani vigliacchi che si definiscono uomini, vuole essere la voce, che ancora è troppo debole, che deve mettere la parola FINE a questo male.

In Italia è il murales di via dei Sardi a Roma, realizzato da Elisa Caracciolo nel 2012, a essere testimone del numero spaventoso delle donne vittime di femminicidio, un’opera che vede la rappresentazione di sagome femminili tutte uguali ma identificate da cartellini che indicano i nomi e le date del decesso delle vittime. L’opera della Caracciolo deve assumere un significato speciale per la lotta alla violenza sulle donne, infatti deve essere considerato come l’emblema della forza del sesso femminile, del coraggio che si deve assumere in presenza dei carnefici, non bisogna mai porre fine alla lotta per il diritto al rispetto della dignità e della vita dell’essere umano, questo è ciò che l’artista trasmette alla società nel momento in cui, insieme ai volontari di Retake Roma nel 2015, dona nuova dignità al murales che ha realizzato a causa dei danni subiti, ricoperto con disegni offensivi e volgari e con le sagome che sono state private dei cartellini identificanti le vittime.

Attraverso l’arte si vuole sensibilizzare l’essere umano alla non violenza, così il poliziotto Diego D. Testolin realizza un murales, a Torino, con la rappresentazione della Madonna in abiti medio orientali, simbolo di speranza e redenzione, un’opera di supporto alla lotta contro gli episodi di violenza sulle donne, eventi di cui spesso l’artista – poliziotto si trova a esser testimone.

Gli artisti si esprimono in modi diversi sull’argomento ma ancora troppo pochi sono gli eventi che chiamano migliaia di persone a manifestare contro questo male. Le scarpe rosse femminili appoggiate nelle piazze sono un esplicito riferimento a tutte quelle donne che avrebbero dovuto calzarle ma che non possono farlo a causa dell’uomo che avrebbe dovuto amarle e proteggerle che invece le ha private della vita. Più duro è il grido contro le forme di violenza sulle donne manifestato dagli artisti che per trasmettere il messaggio fanno ricorso alle bambole torturate e ricoperte di colori quali il nero e il rosso in quanto simboli di morte e sangue, un chiaro riferimento al martirio subito dal corpo delle vittime.

Se l’arte è la trasmissione dell’interiorità dell’artista nell’ambito sociale e morale significa che si vuole sensibilizzare la collettività verso gli episodi di violenza, lo scopo è fare in modo che la società non rimanga indifferente davanti a tragici episodi, bisogna alzare il tiro, creare installazioni che urlino ancora più forte contro questo malanno, in quanto l’arte non si è ancora data da fare abbastanza per condannare questi carnefici.

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