Le estensioni corporee di Rebecca Horn

Prolungare il corpo non è solo una fantasia, è un atto possibile. L’artista Rebecca Horn è famosa proprio per le sue estensioni corporee, performance che attirano lo sguardo dello spettatore grazie alla teatralità insita in tale gesto, un atto che non sarebbe possibile senza l’illusione creata dall’affascinante mondo dell’arte.

A partire dal 1968 Rebecca Horn ha realizzato le sculture tessili, ovvero protesi di stoffa e altri materiali fatte aderire al corpo, le quali costituiscono dei veri e propri prolungamenti aventi la capacità di alterare, ma anche limitare, i movimenti dell’artista, richiamanti alla mente del pubblico non solo dei bizzarri abiti alla moda, ma anche le camice di forza che impediscono la fluidità dei movimenti del corpo.

Esemplare è Arm Extensions, scultura tessile del 1968, ove abnormi maniche rosse legate a una fasciatura delle gambe e del busto imprigionano un corpo nudo femminile, come se fosse una mummia. Nonostante la postura eretta, l’interprete di questa performance avverte la sensazione di pesantezza che si impossessa delle braccia fasciate, più simili a due grandi cilindri scarlatti, l’impressione è quella di toccare il suolo, il corpo umano si fonde e si unisce così alla pavimentazione sottostante, le braccia diventano dei pilastri, sostenitori del resto del corpo, paragonabili ai grandi pilastri che reggevano il peso della struttura delle chiese medievali.

Quando si prende in esame l’operato artistico della Horn non è possibile non prendere in considerazione Unicorn (1970), ovvero un cappello costituito da una sorta di antenna, elemento ispirato alla protuberanza di uno dei più affascinanti animali fantastici, l’unicorno. Non è una semplice estensione corporea, attraverso l’unicorno si intende “sentire di più”. Se si pensa che questo animale fantastico era nel Medioevo il simbolo per eccellenza di castità, innocenza e purezza, è naturale capire la scelta dell’artista: per “sentire di più” si intende riuscire a capire in un modo più intenso, con una concentrazione maggiore. Questa sensibilità è tipica, secondo i racconti leggendari medievali, degli unicorni, i quali possono essere calmati soltanto da una vergine, ovvero quel tipo di donna non sopraffatta da urgenze domestiche per via dell’assenza di un uomo, una mancanza che si traduce in concentrazione, dunque in un contatto maggiore fra essere umano e mondo circostante.

Attraverso le estensioni del corpo l’artista analizza e ripristina l’equilibrio esistente fra il corpo e lo spazio, i sensi vengono coinvolti e aiutano l’essere umano nell’indagine dello spazio circostante.

 

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