Le lettere dipinte di Vincent Van Gogh

«Mi sono alzato di buon’ora e ho visto gli operai arrivare al cantiere con un sole magnifico. Avresti provato piacere a vedere l’aspetto particolare di questo fiume di personaggi neri, grandi e piccoli, prima nella strada stretta dove non c’era che poco sole e poi nel cantiere (agosto 1877)… Gli operai di questa miniera sono generalmente emaciati e pallidi di febbre, hanno un aspetto affaticato e frusto, sono scuri di pelle e vecchi anzitempo, le donne sono deboli e appassite. Intorno alla miniera miserabili abitazioni di minatori, con qualche albero morto annerito e siepi di rovi, mucchi di concime e di cenere, montagne di carbone inutilizzabile (aprile ’79)… Gli operai delle miniere di carbone e i tessitori sono ancora una razza un po’ diversa da quella degli altri lavoratori e artigiani e io sento per loro una gran simpatia… L’uomo del fondo dell’abisso, de profundis, è il minatore, l’altro dall’aria assorta, quasi da sognatore, da sonnambulo, è il tessitore. Sono quasi due anni che io vivo con essi e ho imparato a conoscere abbastanza il loro carattere originale, soprattutto quello di minatori. E ogni giorno più io trovo qualcosa di commovente, e di struggente persino, in questi poveri e oscuri operai, i più reietti di tutti si può dire, i più disprezzati, che in genere, con immaginazione vivace ma falsa e ingiusta, ci rappresentiamo come una razza di malfattori e di banditi (agosto 1880)».
Vincent Van Gogh

Il testo d’apertura di questo articolo riporta delle frasi del celebre artista olandese Vincent Van Gogh (1853 – 1890). La lettura del brano catapulta immediatamente il lettore in un mondo passato, del XIX secolo, quello in cui vive l’artista, visualizzando perfettamente le condizioni in cui vivevano i membri della comunità dei minatori.

Van Gogh era figlio di un pastore calvinista che si appassionò alle idee di redenzione sociale nate in Francia, una passione che lo spinse ad abbracciare la predicazione evangelica come vocazione di vita attraverso i minatori del Borinage, in Belgio. Il contatto con questa realtà fu fondamentale per l’orientamento artistico di Van Gogh, mirato verso un senso realistico carico di un marcato contenuto sociale. Millet, Coubert e Daumier furono gli artisti a cui guardò maggiormente Van Gogh, pittori che si erano dedicati alla rappresentazione reale della gente appartenente al popolo, agli operai, agli artigiani e ai contadini.

Grazie alla lettura di queste poche righe è possibile mettere in evidenza il fatto che l’artista olandese si sia interessato a percorrere una strada che ha come meta il raggiungimento delle profondità sociali (concetto che veniva ribadito da Jules Michelet alla vigilia della rivoluzione del 1848). Grazie alla forte carica emotiva che emerge dal testo sopra riportato è possibile definire Van Gogh come l’artista degli ultimi, colui che esalta l’amore per gli uomini. Leggendo queste righe si ha l’impressione di stare davanti a un dipinto, i cui soggetti sono proprio quelli appartenenti alla comunità dei minatori, si riesce a visualizzare chiaramente la fatica che abbraccia queste persone, i toni scuri e soprattutto la consapevolezza di essere dimenticati dalle classi agiate.

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