Lee Madgwick, il vedutista iper-contemporaneo

Atmosfere sospese, architetture immaginarie, scenografie ambigue e inquietanti, scorrono come frammenti di paesaggi ideali, inghiottiti dalla vegetazione, mentre si osservano in lontananza da un ideale treno in movimento. Si tratta delle pitture dell’artista inglese Lee Madgwick, alla sua seconda personale presso la White Noise Gallery di Roma, perfetto pittore vedutista iper-contemporaneo che ha fatto di questi elementi la sua cifra stilistica.

Utilizzando una costruzione frammentaria e quasi fotografica, l’artista dà vita a immagini e atmosfere quasi dechirichiane, paesaggi urbani che non esistono ma potrebbero esistere. Come dei “capricci” settecenteschi, le immagini sono composte da una libera combinazione di elementi architettonici reali o fantastici, rovine dell’età post-moderna, scorci di periferie cittadine inglobate in paesaggi rurali. Se da un lato i palazzi e le vedute realizzate sono frutto di una rielaborazione postuma di uno sguardo attento del quotidiano e per cui fittizie, dall’altro lato si presentano come luoghi che hanno a che fare con la nostra personale memoria, sembrano quasi familiari, avvolte da una campitura di colori che drammatizza la scena enfatizzandone l’atmosfera silenziosa e perturbante.

Le pitture di Lee Madgwick sono composte da una perfezione formale che ricorda non solo le costruzioni scenografiche e dal sapore distopico di pellicole cinematografiche ma allo stesso tempo rimandano alle vedute realizzate da Hopper, il pittore del silenzio, accomunate dal tentativo di ridare più una sensazione che una ricerca minuziosa del dettaglio e dell’appropriazione del luogo. Ciò che caratterizza i capricci contemporanei di Madgwick è proprio la capacità di fare appello ai sensi attraverso una narrazione precisa, fatta di luoghi in cui la voluta assenza dell’essere umano accentua la percezione che si ha dell’immagine.

Prendendo spunto e guardando alle citazioni del passato, le costruzioni dell’artista britannico, rielaborano il concetto stesso di pittura in una chiave iper-contemporanea, in cui la necessità di un ritorno al formale, all’elaborato e al ricercato si fa sempre più necessario. Madgwick attraverso le sue distopiche pitture dal sapore horror fiabesco, tenta di aprire lo sguardo e la mente del fruitore per interrogarsi e immaginare molteplici soluzioni e scoprire altrettante chiavi di lettura in una rielaborazione pittorica dal finale aperto.

Qualsiasi cosa stia accadendo all’interno dei palazzi o delle costruzioni abbandonate non è dato sapere, ciò che resta è un’ambiente pittorico fittizio, talvolta esasperato da un errore di costruzione architettonica e dall’assenza di una connotazione geografica o temporale precisa che avvolge lo spettatore totalmente, invitandolo ad uno sguardo lento e silenzioso che porta a concentrarsi su un istante preciso.

Le pitture di Madgwick sono composte da una raffinata costruzione dell’immagine, una narrazione silenziosa e dal forte impatto emotivo, in contrasto con le anonime realtà ritratte, che si presentano a chi osserva come frammenti di una visione, in cui persino i formati delle immagini ci coinvolgono come se stessero scorrendo davanti ai nostri occhi, al di là di un finestrino.

Lee Madgwick. The Nowhere Sightseeing Tour

a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti

fino al 26 luglio 2019

White Noise Gallery

Via della Seggiola 52, Roma

Orario: dal lunedì al venerdì, h 12.00 – 19.00

Ingresso libero

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