Les Voyageurs di Bruno Catalano

L’artista francese Bruno Catalano è nato nel 1960 nel sud della Francia ma ha vissuto fino a 12 anni in Marocco. Ah, è importante sottolineare che ha prestato lavoro come marinaio.

All’età di 30 anni suonati ha incominciato a lavorare come scultore.

Posso dire una cosa? Chissenefrega.

Les voyageurs è il nome della serie di sculture create da Catalano, alcune presenti nel porto di Marsiglia. Capito? Nel porto: simbolo di scambi di uomini e di merci. Molto sintomatico, si, ma, fondamentalmente, chissenefrega.

Ogni scultura, prima della colatura del bronzo, viene modellata in argilla, e Catalano impiega dai 15 ai 20 giorni per realizzarla.

MA CHISSENEFREGA!

Queste statue rappresentano la modernità in modo sconcertante! Sono un pugno allo stomaco al neo borghese benpensante! Sono sculture che palesano l’assenza di identità delle persone ritratte, sono busti vuoti che evidenziano lo stato di sradicamento della persona sempre pronta a seguire il flusso del capitale. Sono flussi umani attratti dal magnete capitalista alla ricerca di nuovi schiavi!

Catalano rappresenta i propri viaggiatori come individui evanescenti, incapaci di inserirsi nel contesto e contemporaneamente parte integrante dell’ambiente per via della loro vacuità, del loro vuoto colmato da parziale pieno.

Il futuro delle persone ritratte è per loro incerto, si riscontra dai visi persi nel vuoto. Tuttavia per chi ha deciso, il loro il futuro è già scritto. Il capitale sa già che non potranno far altro che disinteressarsi delle garanzie lavorative e che potranno solo essere sfruttati come schiavi 2.0. Il business della tratta fa felici molti avvoltoi pronti a lucrare sulle disgrazie altrui ed a propinare false promesse. Nel frattempo il popolo bue li erge a nuovi eroi contemporanei. Ma i primi a non voler rischiare inutilmente la vita sono proprio loro, i primi a non voler lasciare le proprie terre, anche là dove i problemi sono diversi dalle guerre.

Catalano riesce nell’intento di creare il vuoto nello spazio attraverso dei corpi lacerati dalla famelica economia che strazia la carne chiamata identità.

“Nel mio lavoro, sono alla ricerca del movimento e dell’espressione dei sentimenti; faccio emergere dall’inerzia nuove forme e riesco a levigarle fino a dare loro nuova vita. Proveniente dal Marocco anche io ho viaggiato con valigie piene di ricordi che rappresento cosi spesso nei miei lavori. Non contengono solo immagini ma anche vissuto, i miei desideri: le mie origini in movimento”.

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