L’estetica della resistenza nelle opere di Nelson Pernisco

Equilibri esili e allo stesso tempo brutali si sviluppano nelle costruzioni scultoree di Nelson Pernisco, giovanissimo artista francese, alla sua prima esposizione personale in Italia negli spazi di White Noise Gallery a Roma. Il lavoro dell’artista è composto da sfaccettature che variano dalla scultura all’architettura, con un’accezione fortemente politica e utopistica. Il lavoro artistico di Pernisco è inesorabilmente connesso alla sua storia personale caratterizzata da un nomadismo che lo induce a necessitare di un incontro fisico e spirituale con i materiali e i luoghi in cui lavora. Una pratica artistica organizzata attorno alle nozioni di sforzo, lavoro e autoproduzione. Si tratta di una ricerca del tutto improntata sulla necessità di creare terzi luoghi reali o immaginari, spazi di libertà indisciplinata in cui la riflessione critica giustifichi la produzione di nuove utopie, libere da qualsiasi forma di repressione o occupazione.

Le sculture di Pernisco sembrano trovarsi in equilibrio perfetto tra la creazione e la distruzione. L’artista in un processo corporeo, quasi performativo, estrae forme minime da materiali pesanti, dando vita a costruzioni scultoree che si ergono a totem, trasferendo su di esse il concetto di resistance contro la disumanizzazione dell’habitat contemporaneo. Una resistenza attiva e non passiva che si esplicita nella scelta dei materiali, oggetti provenienti dal nostro immaginario collettivo, urbano e quotidiano, come ad esempio tornelli o cancellate. Questi “arredi invisibili” che appaiono come oggetti inanimati, s’inseriscono in un sistema architettonico standardizzato che non necessita più dell’individuo come centro propulsore. Questi oggetti, nella loro rielaborazione strutturale ed estetica, assumono forme nuove offrendo un’altra prospettiva ai nostri stessi “rifiuti urbani”. Si tratta quindi di costruzioni prese in prestito dall’ambiente urbano, dall’arredamento industriale o dal mondo tecnologico, che elaborano e accompagnano in una temporalità precaria unita all’urgenza di ripensarne le forme.

La mostra L’eternité n’est guère plus longue que la vie a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, racconta visivamente questa estetica secca talvolta brutale e ironica che travolge le imponenti costruzioni scultoree dell’artista che sembrano unire iconografie antiche con elementi di puro utilitarismo, oggetti mistici che riportano l’uomo moderno alle sue radici esistenziali. Scegliendo di lavorare con materiali industriali e pesanti, Nelson Pernisco sfida la sua forza fisica tanto quanto il materiale, sia nel design che nel montaggio. In questo modo, l’artista da vita a un’estetica industriale ma del tutto artigianale che invita al dialogo e alla riflessione nell’esperienza di terzi luoghi in cui il pensiero critico diventa un’urgenza e la rielaborazione visiva dei contenuti diventa veicolo di nuove prospettive e nuove considerazioni.

Nelson Pernisco. L’eternité n’est guère plus longue que la vie

a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti

fino al 20 dicembre 2019

White Noise Gallery

Via della Seggiola, 9 – Roma

Orari: dal martedì al venerdì 11 – 19; sabato 16 – 20

Ingresso libero

 

 

 

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