L’identità anonima dell’esistenza: Carl Andre

Carl Andre dispone in scena un esistenza pervicace, ridotta ai minimi termini, dall’identità anonima e nuda, totalmente autoriferita.

Materia povera e nuda, di produzione industriale, a volte senza spessore, apparecchiata in scacchiere bicrome o monocrome, posate a terra con cura ma instabili, temporaneamente presenti ma visibilmente estranee al luogo e precarie, composte da parti perfettamente uguali tra loro per dimensioni e bordi e anonime.

Sono superfici calpestabili, ingombro solo visivo dal volume trascurabile, denunciano la loro presenza solo come cambio di superficie passandoci sopra, come paiono essere destinate a fare.

Sono pura presenza, cieca, sorda, muta.

Presenza tanto forte da non avere necessità di difese, nessuna bellezza e nessuna protezione. Opere prostrate a terra che non conoscono il senso del concetto di dignità e per questo stesso motivo mai indegne di esistere, di essere presenti, di essere.

Ordinati parallelepipedi costruiti da unità identiche tra loro, il materiale è privo di decoro, indecoroso direbbe un uomo di altri tempi. Il materiale stesso invece si fa decorazione e identità.

Trend, questo, fortunatissimo che è ancora ampiamente sfruttato in architettura e design di oggi dalla ben nutrita schiera di chi si rifà al movimento o semplicemente cavalca il diffuso gusto minimalista di cui Andre è uno dei primi e più alti esponenti.

Identità del totale e anonimato delle singole parti sono impersonate da opere senza un corpo stabile. Non esiste l’ego, il protagonismo, l’originalità. Tutti uguali senza la minima impressione che ci sia la voglia o la possibilità di non esserlo. Arte dalla profonda essenza comunista ma senza alcuna retorica o propaganda politica.

Non c’è corpo ma solo materia. Non c’è una parte che ha valore maggiore di un’altra.

Non c’è vita ma solo esistenza.

Questo il reiterato e ossessivo messaggio minimal, dichiarazione di pura esistenza, declinato in chiave non geometrica, non formale, ma materica da Andre.

Il corpo non c’è, la volontà non c’è, la personalità non c’è, l’individualità non c’è; l’opera c’è: visibilmente esiste.