Luigi Puxeddu

L’arte di Luigi Puxeddu è come dovrebbe essere tutta l’arte, ossia sintesi formale di un’ idea, spesso legata a un’immagine.

Gli stili, le mode, le inclinazioni non appartengono a questo artista, che fa della spontaneità del gesto e del prelievo incontaminato dal visibile il suo punto di forza. Individui, animali di vario genere, forme vegetali sono i suoi soggetti, anche panorami, a volte.

Appartengono ad epoche diverse, a mondi a noi sconosciuti, all’immaginario e al reale. Nelle loro razze e nei loro atteggiamenti possono stare a rappresentare la ferocia, la grazia, o l’esotico. Ma questi aggettivi già determinerebbero un vincolo a qualcosa che invece nasce e si presenta come immagine netta, autonoma, indipendente dalle contaminazioni del ricordo o della fantasia. Nulla di scientifico, se non le forme e le proporzioni esatte che le definiscono. Il colore, fluido e vitale, determina il carattere, o la sensazione, personalissima, della ricezione del loro essere nell’occhio mentale, e non fisico, di chi le osserva.

Puxeddu è scultore, pittore, disegnatore. Le sue sculture sono iconiche, caratterizzate dal colore rosso; diffuso, assoluto, senza contorno. Appaiono e si prendono il loro spazio in maniera decisa, prepotente; richiamano lo sguardo non solo per la vivacità cromatica ma per presenza. La sua serie di dinosauri e di animali estinti non ha nulla di lontano o remotamente inaccessibile: queste creature sono presenti, emanazione di un substrato primitivo che continua a vivere di sostanza tangibile in un mondo che non conserva più i loro passi, ma ne subisce la potenza.

Le sue sculture sono realizzate in legno assemblato, lavorato con l’elettrosega; anche l’atto creativo gioca tra il passato e presente, tra la tradizione nobilmente antica dell’atto scultoreo, creativo per eccellenza, all’attualità del tecnicismo del mezzo usato. Uno scalpello a corrente elettrica, se vogliamo.

La loro realizzazione è estemporanea, l’artista parte da un’idea più che da un bozzetto, e come tale arriva a dargli forma in una massa tangibile ma astratta, con una valenza quasi totemica. Si parte dal concetto di animale preistorico, ad esempio, e si passa alla sua materializzazione attraverso la solidità del legno: il risultato finale però non è una scultura rappresentante ad esempio l’affascinante tigre dai denti a sciabola, bensì l’idea di tigre arcaica che si fa immagine lignea.

I suoi disegni sono eclettici, si presentano come espressioni diverse a seconda del loro fine, ma ne ribaltano l’utilizzo grazie all’efficacia compositiva. Che siano ritratti, o studi, o figure sé infatti, convincono con la stessa efficacia. Sono denotati da un aspetto dinamico, i soggetti sono veri. Il movimento, quello interno, insito in tutto ciò che è vivente, e non vincolato per forza ad un’ azione o a uno spostamento fisico nello spazio, è la loro connotazione principale. Questo seme vitale si mantiene e cresce nella carta, attraverso il segno e il colore si sviluppa, ed anche dopo numerose osservazioni conserva un impatto fresco, come di qualcosa che ha sempre un risvolto nuovo, inaspettato, che non finisce mai di mutare o di evolversi, respirando e dilatandosi ad ogni istante.

Il punto forte dell’arte di Puxeddu è la sintesi. L’immagine che ne deriva arriva dritta e chiara nella mente dell’ osservatore, integrando in sé le sue innumerevoli parti, condensandole in una rappresentazione autosufficiente, archetipo più che riproduzione. Quello che vediamo è l’elefante, non un elefante. Identifichiamo una montagna come tale attraverso il suo nucleo di triangolo con vertice puntato al cielo. E ancora, quello che ci colpisce non è la rappresentazione di un lupo feroce, ma l’essenza di questo animale, che in sé contiene anche l’istinto predatorio, che è parte fondante del suo essere. Luigi Puxeddu ci fa riconoscere ciò che conosciamo, mostrandocelo nella sua semplice verità: questo dovrebbe essere un po’ il fine ultimo di tutte le forme artistiche, quello di scoprire, e comunicare, l’essenza sincera delle cose.

 

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