Mapplethorpe – Wagstaff – Smith. Nessuno vede come noi

Fotografia, musica e collezionismo. Un tridente perfetto. 1967, periodo di contestazione e ribellione nei confronti delle regole e dei modelli capitalistici che si andavano affermando, e anno che vede l’incontro tra due artisti che hanno segnato la cultura giovanile con una sensibilità ed un linguaggio visibilmente poetico: Patti Smith, leggendaria musa del rock, e Robert Mapplethorpe, genio della fotografia.

Si incontrano per caso in una New York degli anni sessanta, dove Patti è arrivata in fuga dalla sua città natale, Philadelphia, per raggiungere un gruppo di amici e dove Robert, si dedica alla pittura.

Entrai nella stanza. Un ragazzo dormiva sopra un semplice letto in ferro. Era pallido e magro, con una massa di riccioli neri: giaceva a petto nudo con fili di perline attorno al collo. Rimasi là. Lui aprì gli occhi e sorrise.” [Patti Smith, Just Kids, Feltrinelli]

Patti Smith – Robert Mapplethorpe, New York, Norman Seef ©

Patti Smith – Robert Mapplethorpe, New York, Norman Seef ©

 

Vivono insieme un amore fatto di interessi comuni per l’arte e la musica, difficoltà economiche, droghe e un grande sostegno reciproco. Si lasciano, si riprendono ma rimangono “vicini” rincontrandosi a New York e vivendo nel memorabile Chelsea Hotel, albergo di intellettuali e artisti. Sono gli anni di Bob Dylan, Jimi Hendrix, Andy Warhol, mito di Robert, e della Factory, Patti Smith tra un lavoretto e l’altro pian piano si avvicina alla composizione musicale e alla poesia.

Ecco che agli inizi degli anni settanta entrambi trovano la loro strada: Mapplethorpe, complice una polaroid presa in prestito, inizia a scattare le prime fotografie mentre Patti affianca alle sue composizioni musicali versi poetici.

La copertina del primo album della Smith “Horses” venne scattata proprio da Mapplethorpe, una foto pura, autentica, incentrata sul biancore dato dalla camicia di lei e sul particolare cravattino, suo porta fortuna. Nessun assistente, nessun esposimetro: non ne aveva bisogno, Mapplethorpe aveva in mente la luce.

Cover del disco Horses, 1975, R. Mapplethorpe ©

Cover del disco Horses, 1975, R. Mapplethorpe ©

Si lasciano dopo che Robert scopre di essere omosessuale e incontra una delle figure più importanti della sua vita artistica e sentimentale: il collezionista d’arte Sam Wagstaff, uomo di vasta cultura che divenne per lunghi anni il suo compagno di vita.

Lo aiutò molto nel suo lavoro artistico regalandogli numerose macchine fotografiche e alcune fotografie originali del tedesco Von Gloden, vera e propria icona della fotografia omosessuale. Da li il focus dell’arte di Mapplethorpe si orienterà verso l’erotismo: fotografie che ritraggono corpi, in prevalenza maschili, nelle quali la grande attenzione è data da dettagli anatomici che l’artista riesce ad elevare come essenza dell’espressione artistica, superando l’idea di volgarità che era associata alla pornografia.

L’anatomia dei corpi fotografati in bianco e nero rappresenta, in chiave moderna, il concetto di bellezza che ha dominato per secoli la storia dell’arte.

Thomas, 1987, Robert Mapplethorpe©

Thomas, 1987, Robert Mapplethorpe©

Estate 1978: Patti Smith diventa famosa con la canzone “Because the Night” nata da una collaborazione con Bruce Springsteen, Robert invece qualche anno dopo si ammala di AIDS.

Prima amanti e poi amici inseparabili, comunque compagni di vita, un intreccio sentimentale vero e genuino, unico nel suo genere legato da una folle passione artistica: “Di notte lasciavamo suonare gli album che ci piaceva mettere sul giradischi malridotto. Talvolta facevamo un gioco chiamato il Disco della Notte. La copertina dell’album scelto veniva messa bene in vista sulla mensola del caminetto. Facevamo suonare il disco più e più volte, mentre la musica imprimeva una traiettoria alla serata.» [Patti Smith, Just Kids, Feltrinelli]

Una storia d’amore, ma soprattutto di vita, vissuta in maniera accelerata che insegna tanto e lascia splendide immagini nella mente, come il saper apprezzare il poco che si ha, amando senza alcun pregiudizio.

«Nessuno vede come noi, Patti» mi ripeté. Quando mi diceva quel genere di cose, nel magico spazio di un istante era come se fossimo le uniche due persone al mondo”

[Sara Costa]