Mar Hernandez, Lisa Sebestikova e le loro strutture di contenimento. Fino al 31 luglio da White Noise Gallery

Strutture di contenimento è la nuova mostra ospitata negli spazi della galleria White Noise di Roma, a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, che vede l’apporto di due artiste, Mar Hernandez, spagnola d’origine, e Lisa Sebestikova, olandese e alla sua prima mostra in Italia, alle prese con un concetto quanto mai attuale: la trasformazione o graduale costruzione di strutture che permettano il controllo o il contenimento di un fenomeno.

In un momento storico eccezionale, la differenza tra contenitore e contenuto sembra, qui, coincidere nella costruzione di strutture, esecutivamente totalmente differenti, che tendono all’esaltazione del vuoto e dell’assenza come comune denominatore di memorie individuali e collettive che si fanno predominanti nella messa in atto di pochi, semplici tratti. Mar Hernandez e Lisa Sebestikova, mettono in mostra due tecniche assolutamente differenti: da una parte fotografie di luoghi abbandonati, dettati da una precedente ricerca storiografica da parte dell’artista, fanno da sfondo a disegni che danno vita ad atmosfere sospese e intime; dall’altra delle strutture in alluminio (utilizzate per garantire stabilità ai monumenti più fragili) contenenti tracce di pietra saponaria che, cadendo dal soffitto, rievocano i Mobiles di Calder, non solo per i moti dinamici che ne caratterizzano il movimento, ma anche per la trasformazione continua che determina un’assenza di forma netta e fluida a favore di una mutazione lenta e continua.

Ciò che unisce la produzione delle artiste è questa riflessione continua e contrapposta tra contenuto e contenitore. Se i disegni di Hernandez presentano il concetto della casa, della dimora come contenitore di una quotidianità fragile e talvolta solitaria; le strutture di Sebestikova, invece, tramite l’assenza di elementi storici o paesaggistici, mettono in risalto la propria capacità di evolversi nelle forme e nelle strutture per poi mutuarsi definitivamente nella loro stessa cancellazione, lasciando solo delle tracce di sé che diventano, poi, nuovi contenitori.

Entrambe le opere sembrano tracce di storie intime o collettive caratterizzate dalla loro capacità di evolversi all’interno di spazi – contenitore come, in questo caso, delle fotografie di interni abbandonati o cinture d’alluminio. Seppur in maniera diversa e con tecniche lontane tra loro, entrambe le artiste riescono a creare una dinamica equilibrata e potente favorendo una riflessione sulla capacità dell’essere umano o delle sue tracce di resistere ai cambiamenti e adeguarsi ad essi trasformandosi o, più semplicemente, esistendo.

La mostra, fruibile fino al 31 luglio, è un racconto dinamico che ci costringe a frenare il vorticoso movimento del quotidiano per osservare i dettagli nascosti. Ogni forma, che sia essa disegnata o recuperata, è un perfetto gioco di equilibrio tra pieni e vuoti, tra positivo e negativo. Tutto, però, tende a confluire verso la necessità di un nido che non solo fa sentire protetti, ma anche dona il tempo per trasformarci e adeguarci alle pretese del tempo.

Mar Hernandez, Lisa Sebestikova. Strutture di contenimento
A cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti
White Noise Gallery
Via della Seggiola 9 – 0018, Roma
Orario: mar/ven, 11 – 19; sab, 16 – 20
Ingresso: libero

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