Marcin Ryczek: tesoro nascosto a Reggio Emilia

Si sa che Fotografia Europea, festival internazionale che si tiene ogni anno in questo periodo a Reggio Emilia, riserva sempre interessanti sorprese. Anche quest’anno le sedi coinvolte sono ricche di proposte molto stimolanti, non sempre però facili da scovare. Un progetto particolarmente interessante, ad esempio, si trova nascosto tra i tesori della Galleria Parmeggiani, senza avere purtroppo minimamente la pubblicità che gli spetterebbe. Solo arrivando fino all’ultima sala in fondo all’ultimo piano della Galleria, infatti, con un teatrale effetto sorpresa, ci si trova di fronte a delle opere veramente notevoli, a una meraviglia inaspettata. Indagando meglio, si scopre poi che le opere in questione sono parte di una mostra nata attraverso una call pubblica, il concorso PR2 Camera Work di Ravenna, e che il loro autore, un giovane fotografo polacco residente a Cracovia, ha in realtà già vinto moltissimi premi prestigiosi e che le sue foto sono state accolte in alcune delle più importanti collezioni del mondo. Non solo, ma la sua foto A man feeding swans in the snow è stata riconosciuta dall’Huffington Post come una delle cinque migliori foto del mondo del 2013. Si tratta di Marcin Ryczek, classe 1982. Allo stupore generato dalle sue fotografie, durante le giornate inaugurali del festival, si aggiungeva anche il piacere di trovarselo lì, sorridente a spiegare di come avesse scattato le fotografie in mostra e a immortalare i visitatori più curiosi. Ha raccontato ad esempio dei suoi lunghi appostamenti in attesa dell’immagine perfetta, o di come nonostante i suoi tanti viaggi, la sua foto più famosa, quella appunto dell’uomo che dà da mangiare ai cigni nella neve, sia stata in realtà scattata proprio dalla finestra di casa sua.

L’“istante decisivo”, unito a una capacità di osservazione e una fantasia incredibilmente sviluppate, sono gli ingredienti base del lavoro di questo fotografo. I suoi scatti, caratterizzati dall’uso del bianco e nero e da una forma semplificata, quasi minimalista, sono una sorta di metafore visive, dal significato ambiguo ma allo stesso tempo universale. Sotto il suo tocco, infatti, l’ordinario si fa inusuale, e immagini estratte dal mondo reale si trasformano in motivi, linee e geometrie, organizzate in composizioni armoniche e perfettamente equilibrate. Come teorizzato da Breton quasi un secolo fa nel concetto di “Bellezza convulsiva”, è la realtà stessa a farsi rappresentazione agli occhi del fotografo, che si limita a prelevarla e a sottolinearne attraverso l’inquadratura dettagli e interpretazioni inaspettate. Le opere di Ryczek, del resto, hanno non poco a che fare con il Surrealismo. Attraverso titoli evocativi e spesso anche amaramente ironici (si vedano ad esempio il riferimento alla fenice di Hiroshima o al grafico della vita) immagini già belle e suggestive di per sé, perfette nella forma e nella composizione, si trasformano in letture simboliche del reale e in occasioni di riflessione.

 

Le opere del progetto Simple World di Marcin Ryczek, dedicato in particolare al tema delle frontiere (non tanto nella loro accezione fisica ma piuttosto concettuale), sono visibili a Reggio Emilia presso la Galleria Parmeggiani fino all’8 luglio.

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