Mediare la realtà. La Pop Art di Roy Lichtenstein

Non apprezzato dalla critica dell’epoca, poiché se messo a confronto con l’Espressionismo Astratto di Jackson Pollock risultava essere un creatore di superfici fredde, Roy Lichtenstein oggi è invece considerato uno dei più illustri geni della Pop Art americana, che iniziò la sua carriera artistica dipingendo soggetti come Braccio di Ferro e Topolino, o oggetti d’uso comune come ad esempio palline da golf, quindi elementi popolari fra la società dell’epoca, per poi aggiungere al suo repertorio, a partire dal 1961, immagini tratte da fumetti di guerra e avventura.

Roy Lichtenstein non opera un banale processo di copia e incolla dei soggetti scelti per esprimere il proprio talento artistico, egli presenta al pubblico una realtà mediata, con immagini filtrate, ovvero percepisce fin dagli anni ’60 che il modo di vedere la realtà, di leggere e scorrere l’informazione, visuale o di altro genere, avviene con una sorta di scansione, così l’artista americano pone in scena un modo di vedere che è diventato predominante nell’era in cui ogni cosa viene vista attraverso lo schermo di un computer.

«Non sono contro l’industrializzazione, ma deve lasciarmi qualcosa da fare. Non disegno un’immagine per riprodurla, ma per ricomporla». Attraverso le parole di Lichtenstein è possibile cogliere la chiave di lettura del proprio lavoro, è possibile capire che la volontà dell’artista pop è inserire se stesso, la propria anima, nell’opera d’arte, il che non sarebbe possibile se Lichtenstein si limitasse a ricopiare in modo meccanico i soggetti prescelti. In virtù di ciò, colui che osserverà una creazione dell’artista pop affiancandola al soggetto del fumetto originale potrà cogliere, con occhio vigile, delle differenza fra le due rappresentazioni, per esempio i puntini riprodotti in serie, meccanici, del fumetto originale saranno differenti da quelli creati da Lichtenstein, realizzati a mano, differenti l’uno dall’altro, portatori di quella personalità che le macchine non possiedono.

A differenza dell’altro colosso della Pop Art americana, Andy Warhol, viene elaborato un processo di “lichtensteinizzazione”, ovvero nelle immagini venivano cancellati i marchi connotanti un celebre prodotto per fare in modo che quel soggetto fosse invece simile «alle “sue” immagini», come affermato da Michael Lobel, così quel soggetto non è più legato a una specifica casa di produzione ma diventa un’immagine esclusiva, unica, dell’artista Roy Lichtenstein.

 

 

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