Meraviglia e shock. Tranquilli, è tutto come prima

Una delle caratteristiche che spesso si attribuiscono all’arte contemporanea come differenza dall’arte tradizionale è la volontà di scioccare il pubblico. Un’attribuzione, con accezione negativa,  erronea o quantomeno imprecisa. Fin da sempre l’arte ha cercato di suscitare meraviglia.

Meraviglia:
“Sentimento vivo e improvviso di ammirazione, di sorpresa, che si prova nel vedere, udire, conoscere cosa che sia o appaia nuova, straordinaria, strana o comunque inaspettata: lieta, dolce, grata o spiacevole, dolorosa meraviglia […](Dizionario Treccani)

In questa definizione possiamo riconoscere una delle proprietà principali dell’arte, da sempre e fino ai giorni nostri. Un’opera dovrebbe mostrare qualcosa che sia o semplicemente appaia nuova, straordinaria, strana o inaspettata. Questa definizione si può applicare senza grande difficoltà alla maggior parte della produzione artistica. Portare a conoscenza qualcosa di nuovo, veicolare un messaggio esponendolo sotto una luce insolita e inusuale è ciò che rende un oggetto qualsiasi un’oggetto d’arte.

La rivoluzione evidenziata da tutti è un semplice passaggio dalla ricerca di meravigliare diffusa in tutti i periodi storici a quella di urtare con violenza la sensibilità del pubblico. Spesso poi questa volontà è percepita come fine a se stessa, senza uno scopo nobile ma congeniale alla riuscita e il successo personale del singolo artista. Pubblicità di se stessi.
Il cambiamento reale e sensibile è che dalla fine del XIX secolo in poi non c’è più il committente.

Un “regime”, che sia esso regno, religione, dittatura o governo, pone un fine, se non necessariamente più alto, sicuramente più ampio e ambizioso dell’egoistica ed antipatica voglia di affermazione soggettiva.
In ognuna delle epoche della nostra storia c’è stata una commissione politico-religiosa a limitare la fantomatica libertà dell’artista. L’artista era uno degli strumenti di propaganda, una propaganda che richiedeva una esecuzione tecnica meravigliosa, fuori dal comune, straordinaria.

Con la caduta dei poteri forti e l’affermazione della libertà individuale l’artista è diventato, nel sentimento comune, strumento di propaganda delle proprie idee personali se non, come già detto, di mera propaganda personale.

Ci sarebbe da discutere sulla reale assenza di un regime, quantomeno di un’egemonia culturale dei nostri giorni, talmente pervasiva da essere committente silente della presunta libertà dei singoli artisti. Come non identificare ad esempio nelle espressioni di Pop Art delle origini e del Minimal-Pop odierno una propaganda consumistica?
Probabilmente questa è una delle tante contraddizioni dell’arte che nella contemporaneità si sono evidenziate e rese note su larga scala.

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