Il mondo è una prigione? La riflessione collettiva al MAXXI di Roma

Nell’androne del MAXXI i visitatori vengono accolti da una gabbia con al suo interno una panchina e una valigia. La panchina metafora dell’attesa, e la gabbia simbolo della prigione, dell’impossibilità di essere liberi, in silenzio accatastati come animali in pochi centimetri, sperando che una luce all’improvviso irrompa tra le sbarre e dia fine a questa nostra attesa. Quest’opera realizzata da H. H. Lim ci introduce in una riflessione che ha come centro nevralgico la considerazione della prigione sia come una struttura che accoglie e dimentica i detenuti, sia come la prigione del mondo ultramoderno, bombardato da strumenti che ci negano, ormai da tempo, la nostra libertà.

Il titolo della mostra Please Come Back a cura di Hou Hanru e Luigia Lonardelli, prende spunto da un’opera realizzata dal collettivo Claire Fontaine nel 2009. Il neon che irrompe nello spazio della Galleria 5 del MAXXI, quasi come una presenza inquietante e inquisitoria, nasce da una riflessione sul mondo del lavoro, considerato come uno spazio di reclusione e della capacità della prigione di sconfinare oltre i suoi muri. Come in una sorta di dentro e fuori, il collettivo Claire Fontaine immagina una prigione sia mentale che fisica, una prigione che cela le sue sbarre invisibili intorno a noi.

The cage the bench and the luggage e Please Come Back sono solo alcune delle tante opere in mostra. La mostra collettiva, infatti, si compone di tre sezioni: Dietro le mura; Fuori le mura; Oltre i muri. Ogni ambito racconta, attraverso le esperienze degli artisti, la loro cultura e i loro interessi, storie che a volte s’intrecciano, si distaccano o restano in silenzio.

Dietro le mura, racconta la vivida realtà vissuta da alcuni artisti all’interno delle carceri. Zhang Yue che racconta attraverso le sue illustrazioni e i suoi disegni la vita al di là delle mura, ci parla della censura mostrandoci brutalmente le condizioni e l’opprimente cultura cinese. Gianfranco Baruchello, invece, racconta attraverso un film, la dimensione del tempo in quei luoghi irreali e sospesi. Attraverso alcune interviste realizzate a dei detenuti nelle carceri di Roma e del Lazio, Baruchello riflette su un tempo, lento e inesauribile, una dimensione perduta, cancellata e macchiata di speranza. Un tempo morto che ritorna anche nel lavoro di Mohamed Bourouissa in collaborazione con un detenuto attraverso il suo telefono cellulare.

Fuori le mura, è una riflessione sull’invisibilità della prigione. Gli artisti indagano l’onnipresenza della detenzione anche se non necessariamente incastrato tra delle mura. In una società in cui si stanno compiendo giganteschi passi indietro, questa sezione racconta e vive il tema del muro che non porta altro che privazioni, prigionia e annulla qualsiasi diritto della persona e della sua libertà d’espressione.

Oltre i muri, è l’ultima sezione che attraverso i lavori di Jenny Holzer o Simon Denny riflette sull’iper-controllabilità dettata da “guerre al terrore” o eccessivi e frenetici controlli attraverso le tecnologie.

Please Come Back è dunque una sfida che invita alla riflessione e al pentimento attraverso la testimonianza silenziosa di un mondo che, dato che non ci appartiene direttamente, è ormai invisibile.

 

Artisti in mostra: AES+F, Jananne Al-Ani, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Mohamed Bourouissa, Chen Chieh-Jen, Simon Denny, Rä di Martino, Harun Farocki, Omer Fast, Claire Fontaine, Carlos Garaicoa, Dora García, Jenny Holzer, Gülsün Karamustafa, Rem Koolhaas, H.H. Lim, Lin Yilin, Jill Magid, Trevor Paglen, Berna Reale, Shen Ruijun, Mikhael Subotzky, Superstudio, Zhang Yue.

MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo

Via Guido Reni 4/a, Roma

Fino al 21 maggio 2017

Orari: Dal Martedì al Venerdì ore 11.00 – 19.00

Sabato ore 11.00 – 22.00

Domenica 11.00 – 19.00

Biglietto d’ingresso:

Intero: € 12 Ridotto: € 8

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