Movimento nello spazio. La scultura di Benvenuto Cellini e Giambologna

Il distanziamento sociale e la limitazione del movimento nello spazio sono due dei numerosi aspetti che hanno caratterizzato, ma anche cambiato, la vita dell’essere umano negli ultimi mesi a causa della pandemia provocata dal Covid – 19. Se dovessimo tradurre questi due concetti nell’arte figurativa, per esempio nella scultura, non immagineremo delle opere tendenti ad espandersi nello spazio, non immagineremo un groviglio di corpi uniti, la nostra mente immaginerebbe dei singoli individui, distanziati, con la costante paura del contagio. Tali “sculture immaginarie” sarebbero dunque ben diverse da quelle realizzate nel Cinquecento da artisti quali Benvenuto Cellini (1500 – 1571) e Giambologna (1529 – 1608), la cui eredità si può ammirare a Firenze ancora oggi, nella celebre Loggia Lanzi in Piazza della Signoria.
Il Perseo di Benvenuto Cellini, realizzato fra il 1545 e il 1554 su commissione di Cosimo I, è annoverato fra le più importanti creazioni scultoree fiorentine cinquecentesche. Si tratta di un’opera bronzea che riprende il mito di Perseo che decapita Medusa, una scultura che tiene conto della tradizione artistica fiorentina, che deve confrontarsi con opere di scultori quali Donatello e Michelangelo. Il Cellini rappresenta Perseo in piedi, sul corpo di Medusa, la quale è stata appena decapitata con la spada che l’eroe tiene impugnata nella mano destra, mentre la mano sinistra solleva con un gesto trionfante la testa, fatta di serpenti, della Gorgone. La scultura ha un chiaro significato politico: essa rappresenta l’affermazione di Cosimo I al potere, che dà un netto taglio alle passate esperienze repubblicane della città. Lo scultore attraverso la posa del braccio sinistro che solleva la testa del mostro e tramite il movimento del braccio piegato mantenente la spada, oltre al dettaglio degli schizzi di sangue uscenti dal collo della decapitata Medusa, crea un artificioso movimento nello spazio, costruendo in tal modo un’immagine che si apre nello spazio.
Lo stesso principio di libertà fu accolto dallo scultore Giambologna, come si può notare nell’opera Ratto delle Sabine del 1583, un gruppo gigantesco di tre figure marmoree, collocato per volontà di Cosimo I, come il Perseo del Cellini, nella Loggia Lanzi. La scultura rappresenta un episodio tratto dall’antica storia romana, il rapimento delle donne sabine, per volontà di Romolo, da parte degli uomini romani. L’artista riprodusse la drammaticità e la violenza di quel momento. I soggetti sono stati scolpiti con la tipica disposizione serpentina caratterizzante la scultura manierista, la massa è scandita da pieni e vuoti, il braccio della donna che si allunga verso l’alto sembra voler cercare l’aiuto dello spazio circostante. Proprio il movimento nello spazio caratterizzante la scultura di Cellini e Giambologna sarà d’esempio in una fase successiva per lo sviluppo dell’arte barocca.

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