Museo della Follia

Apre i battenti a Napoli, per la quinta tappa del suo viaggio itinerante, il Museo della Follia, creatura nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, che è anche curatore di questa interessante esperienza umana ed artistica.

Dopo le sedi di Matera, Milano, Catania e Salò la mostra trova una nuova location nel capoluogo campano, presso la Basilica di Santa Maria in Pietrasanta, nella centrale Via dei Tribunali.

L’esposizione, articolata lungo le sale in penombra, mostra le opere come intense interpreti di loro stesse: la luce le irradia in maniera diretta, svelandone l’intensa iconografia, generando un apparato teatrale della sensibilità acuta, e quasi dolorosa, della diversità del sentire.

Opere di artisti appartenenti a tempi diversi, molti dei quali vittima di quel turbamento interiore, di quelle ossessioni della mente denominate generalmente follia, opere caratterizzate da tecnica ed esiti molteplici, eppure tutte unite da una profondità viscerale, dall’aver saputo tirare fuori dalle proprio ombre o da quelle altrui guizzi di luce e colore, come per liberare in modo catartico attraverso la forma, anche solo per un momento, quel lavorio interiore senza posa che li contraddistingueva: che l’alienato o presunto tale sia il protagonista dell’opera piuttosto che il suo esecutore, l’effetto è infatti ugualmente profondo e coinvolgente.

Gli intensi ritratti eseguiti da Francis Bacon di Van Gogh, il pittore folle per eccellenza, (se per folle intendiamo chi è malato di vita, chi si immerge talmente a fondo nell’apparato dell’esistenza da sentire suo il contorcimento dei girasoli verso il sole o la tensione verso l’alto dei grandi cipressi scuri) si legano a Le agitate di Telemaco Signorini, alle colorate visioni di un continente lontano di Antonio Ligabue, alle frasi di Alda Merini, agli oggetti appartenuti a veri malati nella sezione delle Stanze del ricordo, catturando lo sguardo e l’anima dello spettatore, in una visita il cui livello di introspezione man mano aumenta, fino a raggiungere una brutale e necessaria climax nel video documentario che svela l’esistenza, che molti neanche sospettavano, dei sei OPG italiani, gli ospedali psichiatrici giudiziari.

Questi sono dei gironi infernali senza via d’uscita dove, in condizioni igienico sanitarie a dir poco raccapriccianti, sono depositati come stracci abbandonati esseri umani, colpevoli di reati più o meno gravi, spesso abbandonati dalle famiglie, alcuni richiusi lì loro malgrado per una serie di errori giudiziari o in attesa di un trasferimento presso comunità d’accoglienza o ritorni alla vita reale che non arrivano mai, attese senza fine che creano un fine pena mai dell’orrore della solitudine.

Tanto di cappello a Vittorio Sgarbi che inserisce coraggiosamente tra opere meravigliose una testimonianza così dura e tragicamente vera, una secchiata d’acqua in faccia, una denuncia necessaria a rendere attuale non solo la poesia distorta che circonda da sempre le conseguenze artistiche della pazzia, ma anche l’urgenza di aiutare nella pratica coloro che ne sono vittime.

Museo della Follia – Basilica di santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Piazzetta Pietrasanta, angolo via dei Tribunali
Dal 1° dicembre 2017 al 27 maggio 2018
Dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 20.00 – Sabato e domenica 10.00 – 21.00

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