My bed. Tracey Emin realizza un’opera d’arte?

L’inglese Tracey Emin è l’autrice dell’installazione My bed (1998), ovvero un letto con sopra delle bottiglie di vodka vuote, anticoncezionali, vestiti appallottolati tra le lenzuola, biancheria intima sporca, mozziconi di sigaretta e vecchie polaroid. Questo complesso di oggetti costituisce un’opera dal valore milionario. Cari lettori, avete letto bene! Quello che le nostre madri avrebbero definito essere solo ed esclusivamente frutto di una persona disordinata, trasandata e con una concezione dell’igiene un po’ ambigua è stato considerato come l’esempio più rappresentativo della Brit Art in quanto emblema della vita reale, metafora del luogo in cui iniziano le sofferenze dell’individuo e simbolo del luogo in cui muore qualsiasi logica.

My bed rappresenta la fine di una relazione sentimentale di Tracey Emin. «Nel 1998 mi lasciai con il mio compagno e trascorsi quattro giorni a letto, a dormire, in uno stato di semi incoscienza. Quando mi svegliai, mi alzai e vidi tutto il caos che si era ammassato dentro e fuori le lenzuola» dichiara l’artista nel video di presentazione dell’opera sul sito della Tate Britain.

Sicuramente molti si chiederanno cosa può esserci di artistico in un caos del genere, molti penseranno che ognuno può presentare il proprio letto disordinato in un museo e diventare milionario, alla faccia delle madri che rimproveravano i propri figli! E’ opportuno però ricordare un fattore fondamentale, ovvero che l’arte è quell’espressione tendente a portare alla luce i sentimenti più intimi dell’essere umano. Lo spettatore che osserverà My bed non può essere condannato se gradisce o meno l’essenza artistica dell’installazione della Emin, allo stesso modo non sarebbe corretto attaccare chi ha conferito un valore milionario all’opera. Se l’arte è la possibilità di esprimere i propri sentimenti allora si può affermare che Tracey Emin l’ha fatto, ha esibito il frutto del dolore provato alla fine della relazione sentimentale, ha deciso di mostrare quello che fanno alcune donne quando perdono un uomo, che anziché andare avanti con la propria vita preferiscono rinchiudersi in casa rifugiandosi nel proprio letto come se questo gesto ponesse rimedio alla situazione.

My bed non è solo un letto, My bed diventa un nido, un rifugio in cui l’artista ha vissuto uno dei periodi più bui della propria vita.

 

 

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