Paola Gandolfi. Fuori posto

Fuori posto è il titolo della mostra dedicata a Paola Gandolfi, curata da Benedetta Carpi De Resmini, ospitata nelle sale di Musia, recente acquisizione capitolina nell’ambito degli spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea; include 3 dipinti, 10 disegni, video e gioielli d’artista.

La  ricerca della Gandolfi, artista romana che opera dagli anni ’70,  si è sempre focalizzata sull’identità femminile e sul complesso mondo che ruota attorno ad essa, con chiari richiami alla dimensione dell’inconscio, della psicoanalisi  e dell’interiorità nelle sue molteplici sfaccettature.

Il titolo di questa personale allude al ruolo e alla posizione, sociale  e non, occupata  dalla donna nel corso della storia; una posizione scomoda, spesso in bilico, a volte di messa in disparte, che se da un lato presuppone un limite o un’esclusione dall’altra favorisce inediti punti di vista e prospettive inusuali.

I suoi dipinti colpiscono per la dimensione onirica e surreale che li contraddistingue, sono frammenti di un sogno da interpretare; protagoniste sono sempre figure femminili, che diventano misteri da decodificare. Interessante il connubio tra le opere pittoriche e i video proiettati in questa sede, medium visivi  il cui fine è quello di svelare allo spettatore e all’artista stessa motivi e segreti che sottostanno alla genesi delle sue affascinanti creazioni.

Se pensiamo al ruolo da sempre associato alla donna, quella di figura in grado di dare la vita, particolarmente pregnante è Macchina Madre, convincente prova di video arte che ha il compito di farci da guida  all’interno dell’universo materno. Essere madri non solo nel senso di generare un altro essere umano, ma anche e soprattutto in quello di diventare genitrici più o meno consapevoli di  parti di noi stesse ancora sconosciute, ma comunque presenti comunque nel nostro Io più profondo, bisognose di venire alla luce.

Questo processo comporta una progressiva scoperta ed addizione di elementi, ironicamente rappresentati in un processo di metamorfosi che porta alla formazione di una donna a sei zampe, curiosa creatura psico-mitologica, effigie della molteplicità delle possibili identità e dei poliedrici potenziali racchiusi all’interno di ciascuno di noi.

Completano l’esposizione dei pregevoli gioielli, micro sculture di arte orafa rappresentanti dettagli corporei, spesso presenti anche nella produzione pittorica della Gandolfi: gemme della sua creatività che lo spettatore può indossare sulla propria pelle.

 

 

Musia – Galleria 9

Via dei Chiavari 7/9

dal 29 marzo al 14 aprile 2018

dal martedì al sabato 16.00-22.30 Domenica e lunedì chiuso

www.musia.it

 

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