Parodie nell’arte. I Cenacoli contemporanei

A quante persone è capitato di soffermarsi qualche minuto a guardare su Internet le parodie dei nostri film preferiti? Soprattutto fra le generazioni più giovani è una tendenza comune dedicare del tempo alla visualizzazione di filmati che non sono altro che la rivisitazione divertente di un film già visto. Ma queste reinterpretazioni coinvolgono solo l’ambito del cinema o si possono estendere ad altri campi artistici? Si pensi alla pittura: quante sono le opere d’arte, più o meno famose, interessate a una rivisitazione artistica nuova, capace di dare un tocco di modernità e simpatia all’opera originale? Di certo è impossibile attribuire un numero esatto per rispondere a una domanda del genere.

Il Cenacolo realizzato alla fine del XV secolo da Leonardo da Vinci è una delle opere più parodiate dell’età contemporanea, visibile nell’universo del web. Personaggi dei cartoni animati, zombie mostruosi, attori hollywoodiani prendono il posto di Gesù Cristo e degli apostoli suscitando qualche risata e costringendo colui che osserva a domandarsi se Leonardo avrebbe apprezzato un simile gesto di ilarità. Non mancano neanche i riferimenti ai selfie scattati a tavola mentre si consumano i pasti, Gesù e gli apostoli impegnati ad immortalarsi grazie alla fantasia artistica del disegnatore Gunduz Agayev.

Il divertimento, il gioco, il rendere un’opera meno “vecchia” sono i motivi principali che inducono gli artisti contemporanei a trasformare un colossal dell’arte occidentale della fine del Quattrocento in una creazione nuova e bizzarra. Queste nuove interpretazioni sono il frutto della società attuale, non mancano i riferimenti al contesto storico – artistico di cui fanno parte, si pensi a tal proposito a The Last Supper di Andy Warhol, un ciclo di opere realizzate dal genio della Pop Art tra il 1985 e il 1987, ove l’artista non può fare a meno di inserire loghi di noti marchi pubblicitari consumati dall’attuale società. Come nelle altre opere pop, Warhol utilizza la serigrafia per duplicare lo stesso lavoro e come per i ritratti di Marylin Monroe o Elisabeth Taylor è riuscito a far venir meno un mito, smitizzando l’originalità del prodotto artistico vinciano come pezzo unico.

Si è blasfemi in tutto questo? Direi di no. L’arte e l’originalità non fanno parte della blasfemia, non c’è nessuna offesa verso il divino, se Dio è creatore l’arte è creazione, divinità e artista operano entrambi col fine di plasmare qualcosa di nuovo, qualcosa che rimarrà nella storia dell’umanità.

 

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