Phantom Limb: Adam Grossman Cohen e le immagini come “arto fantasma”

La “sindrome dell’arto fantasma” è in sostanza l’anomala capacità di provare sensazioni e perfino dolore in parti del corpo che non esistono più. Adam Grossman Cohen, fotografo e filmmaker newyorkese, al concetto di arto fantasma si è ispirato per costruire una personale metafora della forza delle immagini.

Con la mostra intitolata per l’appunto Phantom Limb, curata dal fotografo Lorenzo Castore e visitabile presso la galleria Interzone di Roma fino al prossimo 30 novembre, l’artista dimostra infatti come le immagini che giungono a noi dal passato, seppur portando in sé il ricordo di luoghi e persone che ormai non esistono più, sono in grado di colpirci ancora con tutta la forza della loro intensità. Lo stesso vale per le immagini di sconosciuti. Ad essere esposti in mostra sono infatti non solo immagini realizzate dall’artista, ma anche vecchie fotografie e oggetti raccolti nel corso degli anni in mercatini delle pulci di tutto il mondo, arricchiti con frasi tratte da citazioni, lettere, appunti e diari. Attraverso questa combinazione di memorie proprie e objets trouvés il “sé” si mescola perciò con l’”altrui”, l’esistenza dell’artista si intreccia con quelle di anonimi sconosciuti, per arrivare a creare un’unica memoria atemporale ed espansa.

A oggetti e immagini fisse si aggiungono poi in mostra anche quattro cortometraggi girati dall’artista in Super 8 tra il 1986 e il 1995 (tre dei quali esposti per la prima volta al pubblico), che proiettati “con lo sfarfallio delle pellicole del muto” assumono il ruolo di “fantasmi del passato”, per usare le parole dell’artista stesso. È sempre l’artista, del resto, a definire l’intera mostra “un personale tentativo multimediale di sfocare alcuni confini tra ciò che chiamiamo Passato/Presente/Futuro”.

Raccogliendo e collezionando ricordi, Cohen sembra riprendere lo stesso meccanismo alla base di ogni fotografia: cercare di trattenere ciò che inevitabilmente sfugge, salvare qualcosa dall’inesorabile azione dissolvente del tempo. E con la sua tecnica dell’assemblage – che peraltro rimanda per alcuni versi ad altri artisti suoi connazionali, Joseph Cornell e Robert Rauschenberg – estesa all’intero spazio espositivo, trasforma la galleria in una sorta di Wunderkammer, un gabinetto ricco di curiosità provenienti da tempi e spazi lontani. Gabinetto in cui storie e volti ormai dimenticati vengono sottratti all’oblio e tornano a vivere, come arti fantasma ancora in grado di farsi sentire.

 

 

ADAM GROSSMAN COHEN | Phantom Limb

fino al 30.11.2019

Interzone Galleria

Via Macerata, 46 – Roma

https://www.interzonegalleria.it/it/galleria/10-galleria/127-.html

 

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